“Solo Bucky e Gwen Stacy sono morti e non sono più tornati in vita, tutto sommato sono orgoglioso di essere stato in parte coinvolto nella sua scomparsa.”
Questo ci aveva detto Roy Thomas, storico sceneggiatore ed ex braccio destro di Stan Lee (se Stan era “The Man” Roy era “The Boy”), nei primi anni Duemila. In realtà, la morte di Gwen è ancora più significativa, visto che pochi anni dopo lo scrittore Ed Brubaker avrebbe riportato in vita Bucky, l’ex partner di Capitan America che per un certo periodo avrebbe persino sostituito Steve Rogers nel ruolo di Sentinella della Libertà (e attualmente ha una sua serie personale, Winter Soldier, visto che i sovietici che lo avevano trasformato per decenni in una macchina di morte lo avevano chiamato “Soldato d’Inverno”).

Gwen era apparsa per la prima volta otto anni prima, sul numero 31 di Amazing Spider-Man (dicembre 1965) di Stan Lee e Steve Ditko, ma era la classica “mean girl” (per citare il sottovalutato film di Mark Waters scritto e interpretato da Tina Fey e con protagonista la straordinaria Lindsay Lohan, interessante specchio de rapporti di potere nelle high school americane), forte del suo potere di attrarre i ragazzi, che snobbava Peter. Del resto, il Peter Parker di Ditko è un eroe “randiano” (cioè che segue le teorie dell’oggetivismo di Ayn Rand autrice di La rivolta di Atlante), fiero della sua solitudine e “diversità” rispetto alla massa.
Non a caso, il primo amore in assoluto di Peter è stato Betty Brant, la segretaria del direttore del Daily Bugle J. Jonah Jameson (in seguito diventata giornalista e poi blogger), più vecchia di lui, già segretaria quando Peter va ancora al liceo, lontanissima caratterialmente dalle “sciacquette” sue compagne di scuola.
Le cose cambiano quando ai disegni arriva John Romita: viene dai romance comics, i fumetti sentimentali e si trova molto a suo agio nel ritrarre le ragazze.

Il triangolo finisce quando MJ si mette con Harry Osborn, figlio di Norman, alias Goblin, arcinemico dell’Uomo Ragno (e che conosce la sua identità segreta).
Amazing 121 è uno spartiacque nella storia del fumetto supereroistico (muore anche Norman Osborn, che verrà “resuscitato” – aveva solo finto la propria morte – solo nel 1996): è la fine della cosiddetta Silver Age (o almeno una delle possibili fini).

Dopo la morte di Gwen Mary Jane viene in parte “gwennizzata” per renderla una ragazza accettabile per Peter: è meno party girl, più ragazza affettuosa, si inizia il processo che la renderà nel 1987 la moglie dell’Uomo Ragno (matrimonio cancellato dopo circa vent’anni da un assurdo patto con il demone Mefisto, ma questa è un’altra storia…). MJ cambia così tanto che una mia amica rossa sostiene (giustamente) che la vera Mary Jane è quella delle vecchie storie (con la quale si identifica), non la versione “imborghesita” successiva alla morte di Gwen. Si fa un timido tentativo di farla ritornare sotto forma di clone su Amazing Spider-Man 144 (maggio 1975), ma senza successo. Gwen è morta, eppure lei è la ragazza dell’Uomo Ragno per antonomasia. E non lo pensiamo solo noi: nella trilogia cinematografica di Spider-Man diretta da Sam Raimi abbiamo Mary Jane “gwennizzata” e Gwen compare solo nel terzo film (il peggiore della serie) in un ruolo minore, interpretata da Bryce Dallas Howard.

Gwen non è mai tornata perché uccidendola la hanno resa immortale.










