Sempre in bilico tra ironia e resoconto di una vita personale che sa farsi tramite delle istanze più problematiche del presente, Takoua Ben Mohamed affida stavolta il suo quarto lavoro a Rizzoli, dopo tre titoli pubblicati con BeccoGiallo. Un passaggio che è forse sintomo di una voglia di esplorare nuove strade, anche se Il mio migliore amico è fascista, oltre alla necessaria evoluzione artistica, può essere considerato anche e soprattutto un compendio e un perfezionamento di un modulo narrativo codificato con Sotto il velo e La rivoluzione dei gelsomini.

Per contestualizzare i fatti, Takoua Ben Mohamed torna velocemente sugli eventi già raccontati nei precedenti lavori, sulla situazione storica della Tunisia, sulla sua numerosa famiglia e, naturalmente, sui pregiudizi della società italiana nei confronti della scelta di indossare il velo ancora molto giovane. Il tono è però più articolato, passa velocemente da gag fulminee a momenti di introspezione in cui il suo personaggio parla a cuore aperto al pubblico, esplicitando le proprie fragilità e i dubbi nei confronti di un mondo che sembra non volerla accettare, mentre la divisione in 14 capitoli cerca di conferire una struttura lineare al fluire dei pensieri e dei temi di volta in volta affrontati.
In effetti, l’aspetto più interessante è dato proprio dal ritmo impresso alla narrazione, fatto di improvvise accelerazioni e pause con pagine testuali che di volta in volta esplicitano e contestualizzano i temi e i sottotesti con un intento che appare dichiaratamente “didattico” per i lettori più giovani che possono non avere contezza delle varie categorie. Molti i temi trattati, si va da veloci excursus storici sui crimini del nazismo e del fascismo alle distinzioni tra arabi e musulmani (con i primi che costituiscono solo il 15% della comunità islamica) e terroristi e talebani, per poi toccare temi come i diritti delle donne, il femminismo e il bullismo, fino alle moderne tragedie dei migranti, cui vengono affiancati focus più soggettivi e leggeri sui cantanti preferiti e cosa fare da grande.

Il gioco delle iconografie è naturalmente propedeutico alla riflessione sulla distanza tra pregiudizio e realtà, cui non sfugge nessuno dei personaggi: dagli insegnanti animati da buone intenzioni, ma incapaci di comprendere la lotta interiore della loro allieva, ai passanti che esprimono razzismo o solidarietà, agli stessi Takoua e Marco, il cui rapporto avrà la sua naturale evoluzione, sottolineata dal capitolo finale che rovescia il titolo stesso del libro. In questo modo, il racconto di un’esperienza personale, filtrato attraverso un’ottica parecchio umorale, ma sempre molto lucida, diventa uno specchio in cui riflettere la complessità di un contesto storico ben definito, che lascia emergere una forte umanità sotto il velo dei pregiudizi.
Abbiamo parlato di:
Il mio migliore amico è fascista
Takoua Ben Mohamed
Rizzoli, maggio 2021
252 pagine, brossurato con alette, colore – 16,50 €
ISBN: 978881715625








