Aperto da una prefazione di Roberto Battiston, direttore dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), e da un’introduzione di Andrea Plazzi, C’è spazio per tutti è indubbiamente una delle opere più ambiziose mai realizzate da Leo Ortolani. Le principali difficoltà, come ha confermato sia nell’intervista concessa a Media INAF sia nell’incontro con il pubblico presso la Feltrinelli di piazza Duomo a Milano, sono state la raccolta della documentazione, l’aderenza scientifica e storica e la precisione necessaria per rendere al meglio le strutture spaziali presenti nelle pagine del fumetto.
Segni di accuratezza scientifica

Interessante, poi, la soluzione adottata da Ortolani per far comprendere al lettore la particolare situazione in cui operano gli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale. Per dare un’idea dell’ambiente a microgravità, l’autore non si limita a disegnare i personaggi fluttuare all’interno dei corridoi della Stazione, ma ruota gli stessi e le vignette all’interno della pagina, costringendo il lettore a ruotare a sua volta il volume per leggere le battute. Particolarmente efficaci, anche dal punto di vista educativo, sono poi le pagine 101 e 102 che permettono di comprendere visivamente l’essenza di un concetto fondamentale per la fisica come i sistemi di riferimento.
Narrazione a incastri

Le differenze sono evidenti sin dall’obiettivo: mentre Ortolani è interessato a raccontare come si è arrivati alla costruzione della Stazione Spaziale Internazionale, T-Minus si ferma giusto qualche passo prima, all’arrivo di Neil Armstrong e Buzz Aldrin sul suolo lunare. Inoltre la narrazione in parallelo USA/Unione Sovietica della corsa allo spazio, punto di forza di T-Minus, in C’è spazio per tutti si diluisce in un flusso continuo di informazioni.
La straordinarietà dell’impresa viene narrata da Ortolani con uno stile leggero, ricco di battute divertenti, che sono sufficientemente chiare da distinguersi nettamente dai fatti storici (che comunque il lettore può sempre verificare).

Interessante, poi, come dal punto di vista dell’atmosfera, la scena che si svolge sulla Luna richiami alla mente il Mission to Mars del 2000 di Brian De Palma, in particolare il contatto tra gli astronauti della NASA e gli alieni, senza dimenticare le altrettanto evidenti influenze di Stanley Kubrick, peraltro citato esplicitamente all’interno del volume, in particolare nelle già esaminate scene ambientate sulla Stazione Spaziale Internazionale.
Nel complesso, C’è spazio per tutti può essere considerato una sorta di compendio della carriera di Leo Ortolani: da una parte Rat-Man, dall’altra Le meraviglie della natura (e le sue variazioni) e Misterius; da una parte le battute a effetto che piegano il lettore in due sulla pagina, dall’altra vicende che stimolano l’approfondimento e la riflessione; da una parte il supereroismo, dall’altra il sentimento e la ricerca di ciò che ci rende umani.
Forse mancheranno l’epicità e la complessità della Decalogia della fine, ma la precisione e l’accuratezza del lavoro, così come la passione per la materia, arrivano al lettore e ne compensano perfettamente la mancanza, rendendo il volume una delle migliori storie nella carriera di Leo Ortolani.
Abbiamo parlato di:
C’è spazio per tutti
Leo Ortolani
Panini Comics, ottobre 2017
264 pagine, cartonato, bianco e nero – 24 €
ISBN: 9788891234513
