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Le parole possono tutto

27 Maggio 2021
Silvia Vecchini e Sualzo tornano con un bel graphic novel sul potere della parola, letto tramite la cultura ebraica.

Silvia Vecchini e Sualzo tornano con un bel graphic novel per le edizioni Il Castoro: “Le parole possono tutto”. Il romanzo a fumetti in questione è un appassionato e affascinante atto di fede nel potere della parola, che si pone in continuità con l’importante lavoro fumettistico dei due autori.

Sualzo, autore, fumettista e illustratore, con il suo primo graphic novel L’improvvisatore (Rizzoli-Lizard) ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura del Festi’BD di Moulins 2009 ed è stato tra i cinque finalisti del Premio Micheluzzi 2010. In seguito, con la sceneggiatura di Vecchini, hanno realizzato Fiato sospeso (Tunué), libro vincitore del Premio Boscarato 2012 e del Premio Orbil 2013 come miglior fumetto per bambini e ragazzi. Per Editrice Il Castoro hanno firmato anche La zona rossa (2017) che è stato pubblicato negli Stati Uniti, Cile, Slovenia e Corea ed è vincitore del Premio Micheluzzi come “Miglior Fumetto dell’anno” nel 2018; e 21 giorni alla fine del mondo (2019), già pubblicato in Sud America e Francia, dove ha vinto di recente il Premio Unicef. Altre recenti opere firmate insieme  Forse l’amore (Bao Publishing, 2017) e Telefonata con il pesce (Topipittori, 2017). Il loro lavoro è quindi indubbiamente uno dei più significativi nell’ambito della graphic novel italiana di questi anni, e quest’opera non fa eccezione.

 

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Sara, la ragazza protagonista che vediamo effigiata sulla bella copertina (che dà già con pochi tratti molte prime informazioni sul personaggio: gli abiti lunghi e coprenti, il ciuffo rosso che nasconde gli occhi) sta vivendo una crisi adolescenziale particolarmente dura, che sfoga segnando il suo territorio con la sua tag, una “S”, nel tentativo di affermare la propria identità. Scoperta, è costretta a lavori sociali in un ricovero per anziani, dove ha modo di trovare il suo maestro, il signor T., che la introduce allo studio dell’alfabeto ebraico.

Il frontespizio, non a caso, associa la S di Sara (a sua volta, in un gioco di specchi, un nome ebraico: e chissà che non incida il fatto che la S è la lettera identificativa di Superman, il fumetto supereroico per eccellenza, creato da due autori ebraici, Siegel e Shuster), integrata nel titolo, all’albero delle Sefirot, percorso sapienziale che si snoda appunto percorrendo i ventidue cammini che ne uniscono le dieci sfere, rappresentanti appunto le 22 lettere dell’alfabeto ebraico (nell’esoterismo occidentale, talvolta, esse vennero poi sostituite con i 22 arcani maggiori dei tarocchi). Appare curioso – non credo sia voluto dagli autori – che l’albero delle Sefiroth è inevitabilmente associato anche alla S del serpente cosmico, probabilmente su influsso dell’Albero della Conoscenza edenico.

 

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Ad ogni modo, per tramite di T., Sara viene avvicinata al potere dell’alfabeto e alla sua importanza nella cultura ebraica, anche sotto un profilo iniziatico: si parla dell’albero sefirotico, come detto, ma anche del Golem e della possibilità di animarlo col potere della parola, come tramite dell’espressione dei propri desideri. In qualche modo, l’azione di “chaos magick” che ne consegue – la creazione di un golem gentile (visivamente, ricorda un poco il Baymax di Big Hero 6), come il cuore di Sara, ma difficile da controllare come il groviglio delle sue passioni e pulsioni – aiuta obliquamente Sara a trovare a suo modo una strada per fare ordine nei suoi problemi – senza risolverli del tutto – e soprattutto ad accettare la sua identità.

Forse, volendo leggervi una metafora, si può cogliere la forza benefica della Parola, nelle sue molteplici accezioni, che può avere un valore balsamico anche in un percorso irregolare e accidentato come l’iniziazione a cui Sara va incontro.

Il rabbi T., il maestro che può trovare nella sua periferia poco agiata, è  infatti quasi una riedizione del Diotallevi del “Pendolo di Foucault”: colto e fragilissimo a un tempo, l’ebraismo non è probabilmente la sua identità ma una che egli si è costruito nel tempo (la sua conoscenza della scrittura ebraica è limitata alle lettere)

 

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La scorrevolezza del volume passa, ovviamente, anche e in primis per il segno di Sualzo. In un montaggio di tavola tendenzialmente classico, una griglia italiana su tre strisce usata con qualche sobria variazione per le scene d’impatto, l’autore tratteggia i personaggi con un segno delicato e rispettoso, una ligne claire che sa stilizzare le figure ma restituendone intatta la capacità espressiva dei volti e dei corpi. Una colorazione tenue, pastello ma non melensa, ci accompagna dolcemente nella storia, intervallata ogni tanto dai flashback seppiati sulla storia ebraica. Ogni capitolo è introdotto da una pagina doppia che presenta una lettera che sarà poi rilevante nel capitolo stesso. Molto curata anche l’espressività dei volti e dei corpi dei personaggi: in particolare, testo e immagine collaborano perfettamente nel delineare Sara come figura, che nel corso della storia emerge come una figura tridimensionale, con le sue asperità e la sua dolcezza, cui è difficile non affezionarsi.

In questo modo, e seguendo una reale fascinazione dell’autrice (come spiegato in postfazione), i giovani lettori per cui questo testo è ideale – pur leggibile con piacere anche dagli adulti – potranno ritrovare non solo i temi della crescita e dei suoi conflitti trattati con uno sguardo attento e garbato, ma anche approcciarsi ad alcuni elementi di cultura ebraica, che magari potranno spingere qualcuno ad approfondire.

Un volume, dunque, particolarmente indicato per la proposta didattica, magari anche in connessione ai percorsi di storia della cultura ebraica che si affrontano in connessione alla Giornata della Memoria (e non solo), tra scuole medie e primi anni delle superiori.

 

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LE PAROLE POSSONO TUTTO
di Silvia Vecchini e Sualzo
Edizioni Il Castoro (2021)
Età 12+ | Pagg. 240 | Prezzo 15,50€

Lorenzo Barberis

Lorenzo Barberis

Nato a Mondovì nel 1976, laureato in Lettere a indirizzo artistico presso l’università di Torino (2000), insegna italiano e storia alle superiori. Scrive per Culture Club 51, la rubrica di cultura del settimanale di Mondovì L'unione monregalese. Il suo blog personale è, dal 2008, fumettismi.blogspot.com. Si occupa di arte visiva, letteratura e fumetto e del rapporto tra i tre ambiti; con Wundergammer.com (2010-2012) ha anche partecipato a un esperimento seminale di critica d’arte del videogame. Collabora al progetto CuNeoGotico (2013-2016), dove ha curato i testi del catalogo per la parte relativa al fumetto, e al progetto DKMO della casa editrice Il Girovago, per cui ha realizzato la prefazione alla parte letteraria del volume. Per il blog network de Lo Spazio Bianco cura dal 2016 il blog Come un romanzo, dedicato al rapporto tra fumetto e letteratura.

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