Il quinto canto dell’Inferno, nella Divina Commedia, è indubbiamente uno dei più noti, trattando del celeberrimo episodio di Paolo e Francesca. Il quinto “canto” della Divina Congrega, invece, è il nuovo capitolo della serie bonelliana dedicata a un team up dei grandi personaggi e autori della nostra letteratura.
Come noto, questo mio blog si occupa delle intersezioni tra fumetto e letteratura, e cerco in particolare di esplorare i casi più originali, oltre i pur importanti casi di adattamenti a fumetti classici che ho comunque trattato. Della “Divina Congrega” quindi non potevo non scrivere, e qui si trova un pezzo che tratta dei primi quattro capitoli, con ulteriore rimando a quanto ne scrissi, per l’esordio, su N3rdcore.
Rimando a questo pezzo qui sopra per una panoramica generale sulla serie, che si è caratterizzata fin qui per un taglio interessante: prendere i classici della letteratura italiana, opere immortali ma spesso avvolte da una patina polverosa che le rende invise ai lettori più occasionali, e trasporli in un fumetto di stampo fortemente avventuroso, che alterna momenti più tragici con altri più divertiti e scanzonati.
Una operazione che avevo paragonato a una “Lega di gentiluomini straordinari” in chiave italiana: ma l’opera è fortemente autonoma dal capolavoro di Moore. Moore, in effetti, ambiva a dimostrare come i classici del supereroismo americano derivassero in fondo da riletture di grandi archetipi della letteratura popolare inglese dell’Ottocento; e, naturalmente, farlo in modo coerente con il suo generale discorso esoterico. Anche Moore, del resto, lasciava intravedere come i grandi archetipi si spingessero più indietro ancora, e citava ad esempio anch’egli (in modo totalmente diverso) la figura di Orlando.
Per certi versi, il fumetto sceneggiato da Marco Nucci e Giulio Antonio Gualtieri recupera quindi degli archetipi ancor più fondamentali della moderna tradizione fumettistica: scavando più indietro si potrebbe certo risalire al mondo greco-romano, ma solo dopo uno iato significativo nell’Alto Medioevo. Orlando è il primo grande nuovo archetipo, verso la fine del XI secolo, e a seguire appunto la grande letteratura italiana tra Umanesimo e Rinascimento.
Questo quinto capitolo vede quindi nuovamente al centro Dante Alighieri, ma in un avventura che introduce anche la seconda delle tre corone, Giovanni Boccaccio. Boccaccio non ha avuto mai un grande sfruttamento fumettistico, a differenza di Dante: e se ovviamente si può trovare qualche riferimento (ad esempio appare nel volume dedicato a Petrarca da Kleiner Flug, alcuni anni fa…) è poco rispetto alla sua rilevanza nella letteratura italiana, seconda solo al Divino Poeta.
Boccaccio è qui lo spunto di partenza, e appare solo per rivelare l’oscura maledizione che grava sulla sua famiglia: la storia del resto è in due parti, e si può presumere che nel sequel lo scrittore avrà forse maggior rilievo. Interessante a tale proposito l’insistenza sul fatto di essersi fatto “seppellire col suo Decameron”, elemento spurio (che riprende probabilmente la lastra sepolcrale della tomba dell’autore, relativamente tarda, dello scultore Mario Moschi nel 1954) ma proprio per questo significativo.
Del resto, il fatto – gustoso per una storia di fiction – sarebbe difficile data la presenza di molte storie decisamente poco consone in ambito cristiano nell’opera; soprattutto la prima in assoluto, la novella di Ser Ciappelletto, che in punto di morte si fa beffe dell’ultima confessione. Ciappelletto, reale figura di esattore per conto di Filippo Il Bello e Bonifacio VIII, era ottimale per schernire le ingenuità religiose, ma forma un piccolo quesito per la critica, che cerca in vari modi di spiegare l’avvio con una novella così estrema (che in mezzo all’opera, dissimulata, avrebbe avuto minor impatto).
Comunque, già in questo volume l’elemento strutturale del Decameron, ovvero la metanarrazione dei personaggi che narrano storie per sfuggire a un morbo oscuro, viene in qualche modo ripreso nel racconto.
Come già nelle puntate precedenti, pur mantenendo alcuni momenti scanzonati – sostanzialmente le baruffe tra i vari membri della congrega nei momenti di pausa, tipici dei vari gruppi di eroi – prevale un tono cupo, con qualche nota più genuinamente orrorifica, pur sempre mantenendo un bilanciamento. Non è, in assoluto, una novità: ma si collega bene al Boccaccio, che alterna nelle sue novelle elementi comici (preminenti) ad altri drammatici e seri.
Gli sceneggiatori si compiacciono anche, come già in precedenza, di un linguaggio vagamente aulico, con l’abilità di dosare bene qualche termine desueto bilanciato con una leggibilità globalmente buona, anche grazie a testi brevi ed essenziali, senza così scoraggiare un lettore generalista – target del fumetto, come da tradizione Bonelli sia pure aggiornata al mercato di libreria – ma fornendo un gradevole “colore” medioevaleggiante alla storia.
I disegni di Francesco Biagini (la storia in generale) e Paolo Gallina (le sequenza dei racconti) servono bene la storia, come del resto tutti i precedenti team creativi, in linea con la qualità tendenzialmente sempre professionale del fumetto Bonelli. In questo caso, come già nelle puntate precedenti, c’è l’adozione di un montaggio della tavola maggiormente vicino a quello americano, con maggior uso di inset pages e splash pages, e in generale di soluzioni ad effetto che vanno a movimentare la griglia classica, che resta un riferimento di fondo. L’uso del colore è come al solito efficace ed espressivo.
Si tratta di novità ormai consolidate nella Bonelli dell’ultimo decennio, ma qua forse la sperimentazione si fa più accentuata, specialmente quando si giunge alla scena madre nella biblioteca maledetta attorno a cui gira l’indagine, dove le tavole stesse si danno un montaggio piuttosto originale, con soluzioni più raffinate (le vignette che si curvano come gli scaffali della sala circolare, vignette circolari e con bordi “demoniaci”, fino a divenire le pagine di un macabro grimorio che intrappola in un certo modo i protagonisti…). Tutte cose che non vediamo ancora molto nella Bonelli “da edicola”.
Pur rispettando tutti i tropi del genere, inoltre, gli autori riescono a inserire elementi genuinamente disturbanti: ad esempio, ho apprezzato le vittime della maledizione morte secondo la composizione dell’Ultima Cena, con qualche sottile battuta “di secondo livello” (“sprecare tutto questo ben di Dio” “non c’è nulla di divino in questo posto”). Pur non essendo nulla di estremo, viene il dubbio se un certo linguaggio orrorifico un po’ più deciso sarebbe stato pienamente utilizzabile sulla Bonelli “da edicola”.
Sclavi l’ha fatto, alle volte, ma godendo di uno status autoriale pressoché unico; Castelli, che era Castelli, su Zona X ironizzava in modo metatestuale sul dover scrivere dei propri “mysteri” con un braccio legato dietro alla schiena (in una storia, Martin propone al proprio editore un racconto che collegherebbe la Madonna e i viaggi nell’iperspazio, e questi rifiuta inorridito). La storia finisce ovviamente in modo aperto, essendo (come già quella di Orlando) solo la prima parte di una storia in due volumi.
In generale, insomma, anche questo quinto canto mantiene il livello alto della serie, il cui successo è dimostrato dalla prosecuzione del progetto. Completa il volume una gallery di Biagini, come già avveniva nei numeri precedenti, anche se era interessante la scelta iniziale di inserire anche un piccolo commento degli sceneggiatori sulle scelte del canto.
Concludo come mio solito con una “nota didattica“. Per chi insegna, l’opera si conferma valida per fornire agli allievi un esempio di come si può “giocare coi testi”, utilizzando i riferimenti letterari di partenza per reinterpretarli e risignificarli. L’opera diviene anche un buon esempio della vitalità del classici trecenteschi (e non solo) e potrebbe anche essere lo spunto per stimolare ulteriori rielaborazioni.
In ogni caso, per tutti, resta un valido omaggio al Boccaccio e alle sue “cento novelle”, e vedremo nel prossimo volume quale declinazione finirà per avere.
LA DIVINA CONGREGA 05
CANTO V – IL MISTERO DEL BOCCACCIO
Soggetto: Marco Nucci, Giulio Antonio Gualtieri
Sceneggiatura: Marco Nucci, Giulio Antonio Gualtieri
Disegni: Francesco Biagini, Paolo Gallina
Copertina: Matteo Spirito
Colori: Claudia Giuliani
Formato: 22 x 29,7 cm, colore
Tipologia: Cartonato
Pagine: 72



