Scrooge McDuck, noto in Italia come Paperon de’ Paperoni o semplicemente Zio Paperone (ma anche Zione, vecchia tuba, avarastro e tanti altri epiteti, più o meno “cordiali”) nacque 70 anni fa come comprimario nella storia natalizia Donald Duck’s Christmas on Bear Mountain (Il Natale di Paperino sul Monte Orso), scritta e disegnata da Carl Barks.
Appariva come un vecchio arpagone pieno di acciacchi con un’intera vita alle spalle e ricolmo di odio verso il mondo intero, al punto da detestare il Natale e dal voler mettere alla prova il coraggio del nipote Paperino con un infame test.
Il personaggio era evidentemente modellato sull’Ebenezer Scrooge del Christmas Carol di Charles Dickens, tanto da adottarne addirittura il nome oltre che gli atteggiamenti e l’ambientazione festiva della novella dickensiana.
Tutto ebbe inizio da quel racconto dicembrino di sette decadi fa, quindi, anche se di quel primigenio Paperone rimase ben poco fin dalle apparizioni immediatamente successive, grazie all’intuito del suo creatore che doveva essersi reso conto delle potenzialità di quel personaggio.

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, e quel vecchio papero rancoroso si è evoluto ed è diventato uno dei massimi protagonisti del firmamento disneyano, punto focale della maggior parte delle avventure a fumetti con i Paperi e capace di conoscere un buon successo anche sul grande e sul piccolo schermo, travalicando i confini delle vignette.
Un fenomeno che ben presto è infatti divenuto anche pop: la gente usa Paperone nei discorsi quotidiani sia come sinonimo di riccone (soppiantando così lo storico Creso) sia per indicare qualcuno particolarmente taccagno, e la sua immagine ricorre su diverso merchandising targato Disney.

Di storia in storia, di fumettista in fumettista, Zio Paperone ha conosciuto diverse facce, a volte contraddittorie tra loro, a volte più appiattite rispetto al modello originale, a volte particolarmente riuscite; ha interpretato diversi personaggi storici e letterari in svariate storie in costume e parodie; è stato assorbito dalla tradizione italiana, in particolare, rendendolo negli anni Settanta un imprenditore anche spietato sulla falsariga del capitalismo più duro.
Ma il personaggio è uscito indenne da rimaneggiamenti, mode e interpretazioni parallele, sopravvivendo così al tempo e continuando ad essere un pilastro della commedia paperopolese, che si è sviluppata per la maggior parte attorno a lui e come sua conseguenza diretta o indiretta.

Per questi motivi, a 70 anni dalla sua nascita editoria, Lo Spazio Bianco dedica a Paperon de’ Paperoni uno speciale.

In questa sede vogliamo ringraziare Silvia Ziche, Enrico Faccini e Andrea Freccero che, pur non potendo partecipare con una loro opera, hanno mostrato grande gentilezza e simpatia verso il nostro speciale. Ringraziamo infine Anna Colella per aver realizzato la grafica del logo ufficiale dello speciale e dell’immagine che apre questo articolo introduttivo.

Buon compleanno, vecchio avarastro!

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