Bentornati su Lo Spazio Disney!
Marzo si è rivelato un mese particolarmente ricco di storie-evento su Topolino: gli Evaporati in prima battuta, ma anche la conclusione del Principe delle sabbie, una storia di Vito Stabile con Paperino protagonista capace di colpire molto e l’inaspettato ritorno postumo di Rodolfo Cimino sulle pagine del settimanale!
La redazione accompagna lo switch tra inverno e primavera in maniera particolarmente riuscita, quindi, con un parterre di autori solidi, validi e decisamente ispirati.
Ecco la mia consueta sintesi.
Marzo 2023: le storie da Topolino

L’idea di trasportare a Topolinia le dinamiche horror e survival che oscillano tra The Last of Us, Io sono leggenda, The Walking Dead e The Mist, senza ricorrere all’elemento parodistico che mettesse quelle tematiche in burletta, sembrava azzardata, considerati i tanti “don’t” che ben conosciamo, ma Enna ha saputo fare elegantemente slalom tra i paletti della narrativa disneyana e ha offerto uno spessore per molti versi inedito a tanti personaggi: se per Mickey si è trattato semplicemente di rispolverare lo smalto eroico e avventuroso che gli è fondamentalmente proprio nei fumetti, per altre figure come Minni, Orazio, Clarabella e Manetta c’è stato un lavoro consapevole e importante di rivalutazione, volto a dare tridimensionalità a personaggi che troppo spesso negli anni sono risultati appiattiti e poco coinvolgenti. Qui invece Minni è una volitiva e coraggiosa leader che, nonostante soffra molto, riesce a non abbattersi e a infondere fiducia anche negli altri. Manetta vive addirittura un conflitto interiore a causa della perdita di memoria, che lo rende preda di un certo malvivente… ecco, a proposito di villain, il Gambadilegno che si muove in questo contesto riacquista la propria cattiveria ferina mostrando la sua mancanza di scrupoli e la sua arte della sopravvivenza a discapito del prossimo. Del resto, in un mondo post-apocalittico, chi altri potrebbe rappresentare degnamente la legge del più forte?
Macchia Nera risulta anch’esso ben approfondito e “capito” dall’autore: un genio del male che si ritrova senza stimoli in tale contesto, ma che studia sornione la situazione in attesa di capire come agire nel migliore dei modi.

La cosa che mi ha stupito è la pressoché totale assenza di umorismo, a stemperare i toni della storia: praticamente la parte leggera è riservata al solo Pippo, che se ne esce con un paio di frasi delle sue, e basta. Per il resto spadroneggia la tensione, ben percepibile e palpabile, e le reazioni dei vari protagonisti. Un esperimento interessante da attuare con questi personaggi, inusuale nel tenore della scrittura, quasi “too much” oserei dire: personalmente penso che in un fumetto Disney l’elemento umoristico occorra sempre, a prescindere dal genere di storia, ma riconosco anche che, per come è stato impostato questo progetto, la comicità avrebbe influito sul risultato finale depotenziandone il profilo. Rimane secondo me un punto a sfavore, ma è davvero l’unico neo in un’opera per il resto assolutamente promossa; direi che Enna è riuscito a navigare nella maniera migliore in questo mare che ha creato.

Il tratto dell’artista è efficace anche nel rappresentare la desolazione della Topolinia post-apocalittica della serie, aiutato dai colori assolutamente performanti di Irene Fornari e Emanuele Virzì e da una brillante gestione della griglia.
Insomma, un lavoro imponente, maiuscolo e capace di dare una scossa vera alla narrativa disneyana, come non accadeva da veramente tanto tempo.
Lieto di sapere che non è finita qui, con Gli Evaporati, quindi, aspettando con forte curiosità il prosieguo della vicenda!

Continuiamo a seguire le peregrinazioni del giovane Topolomeo, ma rispetto ai primi due episodi, che mi erano piaciuti veramente tanto, qualcosa sembra incepparsi in questi ultimi tre.
Il ritmo narrativo si è fatto più dispersivo, con episodi che sembravano girare spesso a vuoto per riempire il folto numero di pagine complessivo, quasi come se non servissero tutte queste puntate.
Anche la componente del viaggio, che dalle premesse immaginavo predominante nell’intreccio, a metà storia si è sostanzialmente eclissata, lasciando questo elemento sullo sfondo a favore dell’intrigo messo in scena dallo sceneggiatore, che per quanto ben scritto appare sostanzialmente una minima variazione delle classiche dinamiche disneyane.
L’uso del cast rimane alla fine una delle cose migliori di questo progetto: Vacca riconferma, dopo l’exploit di Minaccia dallo spazio, di conoscere bene i personaggi Disney e di saperli muovere coerentemente tra loro e con il loro DNA. Mi sono piaciute le battutine metanarrative e il modo di usare nel giusto ruolo le controparti egizie di Eta Beta, Enigm, Zapotec&Marlin, Pippo, Macchia Nera, Gambadilegno ecc, però mi sarebbe piaciuto che questo approccio fosse messo al servizio di una trama un po’ più sostanziosa a livello di contenuti.

Il principe delle sabbie è comunque stata una lettura piuttosto piacevole, nel complesso, e graziata dal vertice artistico raggiunto finora da Facciotto, che ha conosciuto in questa occasione una crescita artistica fenomenale! L’artista sfoggia tavole raffinate e ricercate, con una cura per il dettaglio e una pulizia del tratto davvero ammirevoli. Gli sfondi appaiono cesellati e credibili, e i personaggi morbidi e immediatamente simpatici nelle forme e nell’estetica. Anche la griglia viene usata in maniera estrosa, sapendo dove andare a modificare la naturale scansione delle vignette senza stravolgimenti ma nel modo più adatto per rendere giustizia a scorci e monumenti illustrati.

Alex Bertani invece ci crede e affida la sceneggiatura storyboardata da Cimino a Tito Faraci perché la adatti alle regole odierne della narrativa disneyana. Ecco, un’altra sorpresa è stata questa scelta: non avrei mai pensato a Faraci per un compito del genere, considerando la voce particolarmente personale e riconoscibile dell’autore. Devo però dire che l’approccio di Tito è stato molto rispettoso e di “sottrazione”, non andando a sovrapporre la propria scrittura a quella del grande Rodolfo. Certo, nel lavoro di adattamento che gli è stato richiesto probabilmente si è andato a smussare qualcosa a livello di linguaggio rispetto a quanto scritto di pugno dall’autore originale e, considerando quanto fosse importante nella produzione ciminiana quel suo particolare uso delle parole, è un’azione che va a impoverire un po’ il materiale originale. Ma si fa di necessità virtù, e devo ammettere che in vari balloon Faraci riesce comunque a trovare forme di dialogo meno convenzionali che restituiscono quell’aria “da passato” dal quale in fondo proviene l’opera.
Opera che rappresenta un ennesimo Racconto attorno al fuoco di Nonna Papera: la trama è in linea con quello spirito, quindi, che ho provato a descrivere in questa recensione per Lo Spazio Bianco:
Nonna Papera narratrice: “I racconti attorno al fuoco”

E anche l’effetto di “difformità” rispetto ai toni della produzione attuale secondo me non stona affatto: su Topolino c’è e ci deve essere spazio per tutte le declinazioni possibili, passate, presenti e future del fumetto Disney 🙂
Giampaolo Soldati ai disegni potrebbe sembrare una scelta un po’ casuale e poco prestigiosa per il compito: in realtà trovo assennato affidare le matite di una storia del passato a un disegnatore al lavoro sul settimanale da decenni, con un tratto classico e senza troppi fronzoli, che peraltro illustrò anche alcune storie di Cimino. Il suo lavoro è completamente al servizio dell’avventura, con un tratto semplice, essenziale e umoristico che accompagna degnamente questo Racconto attorno al fuoco postumo.

La storia è impreziosita dal lavoro di un esordiente nel disegno disneyano: Christopher Possenti lavora in effetti già da anni su fumetti di stampo realistico, ma qui debutta in un ambiente umoristico e lo fa con uno stile assolutamente peculiare, una crasi tra le due scuole. Sfondi e ambienti indulgono in una selva di dettagli che difficilmente si vedono su Topolino, mentre per i personaggi l’artista sfoggia subito un tratto fortemente personale, rispettoso del loro design ma che presenta anche qualche elemento di straniamento, in senso assolutamente positivo: in primis perché la sensazione si presta molto bene al tenore della sceneggiatura, ma anche perché Possenti mostra in questo caso di non omologarsi per forza allo stile che va per la maggiore attualmente, che potrebbe essere la scelta più sicura nei primi lavori disneyani, ma di coniugare la propria esperienza con questo nuovo mondo. Ha portato sostanzialmente sé stesso adattato al nuovo contesto. Il risultato è particolarissimo e personalmente l’ho davvero adorato, aiutato peraltro dalla formidabile colorazione di Chiara Bonacini supervisionata dallo stesso disegnatore.
Insomma, un risultato coi fiocchi sotto tutti i punti di vista!

L’idea che la teca contenente la Numero Uno possa avere assimilato gli effetti della monetina può anche starci, è una soluzione carina e pure plausibile (nell’ambito della fantasia disneyana, beninteso); meno pertinente mi è sembrato che Battista avesse elevato quell’oggetto in tale maniera, venerandolo al pari di quanto faccia Paperone con la Numero Uno e dandole tutta quell’importanza motivazionale. Quello che vale caratterialmente per lo Zione non vale per gli altri, men che meno per il compassato maggiordomo: mi è sembrato quindi un eccesso, utile giusto come spinta perché Paperone approfondisca la cosa e capisca le mire di Amelia.
Poi, dal lato dello sviluppo in realtà la storia si rivela anche avvincente, con l’arrivo dei due protagonisti sul Vesuvio e lo scontro con la fattucchiera, ma i presupposti mi hanno un po’ minato l’avventura nel complesso.
Per quanto riguarda i disegni di Marco e Stefano Rota, invece, valgono le considerazioni che ho già fatto nel recente passato per quanto riguarda il tratto del Maestro: al netto dello stile vintage – che mi piace e che approvo per bilanciare i tratti più contemporanei – l’esito è altalenante, con vignette molto riuscite e altre più deludenti, e con figure che pagano un’inchiostrazione pesante e non molto sicura.

Sempre fascinosi i disegni di Mottura, anche se in alcuni casi mi sono sembrati un po’ fuori focus: in particolare alcune espressioni del Paperone contemporaneo mi sono apparse eccessivamente “sognanti”, per dire, e nel complesso forse non ci ho visto benissimo lo stile dell’artista in questa specifica prova. Resta il fatto che ci sono tavole suggestive e magistrali.

Gagnor e Valentini uniscono le “forze piemontesi” per dare corpo a una storia che basa tutte le sue potenzialità sullo spunto di partenza, tanto semplice quanto geniale: cosa accadrebbe se Gastone diventasse socio del Club dei Miliardari?
Al contrario di altre trovate discutibili, volte a inserire un personaggio in un ambito che gli è solitamente estraneo giusto per scombinare le carte, in questo caso l’idea è pertinente: la fortuna di Gastone gli porta camionate di ricchezze e, se è pur vero che il biondo papero le avrà probabilmente sempre fatte fuori in un soffio, non è difficile pensare che possa diventare improvvisamente ricchissimo ed accedere quindi di diritto al rinomato circolo.
Da lì i due autori mettono in scena una sequela di gag decisamente spassose e riuscite, in una storia dal ritmo serrato e funzionalissimo. Tra l’altro hanno la fortuna di avere Guerrini ai disegni, il che contribuisce ottimamente all’atmosfera generale. Il tratto particolareggiato ed elegante del disegnatore permette infatti di visualizzare come nessun altro avrebbe saputo fare le dinamiche descritte in sceneggiatura, oltre ad impreziosire le vignette con un’apprezzabilissima varietà animale per i comprimari e con sfondi dettagliati.
Una lettura davvero soddisfacente e genuinamente divertente.

Sette polpette (n. 3513), si muove invece su binari più consueti, in un rinnovo delle diatribe tra Paperino e Gastone, anche se coniugate con una minima differenza dal solito. Il finale da una parte prevedibile e dall’altra anticlimatico la rendono però deboluccia nel complesso.
Entrambe godono però sempre del bellissimo tratto facciniano, particolarmente efficace per il suo stile di scrittura, che rimane fresco e “strano” pur nella sua evidente classicità.

La più blasonata è ovviamente Once upon a mouse… in the future – Scoiattoli dallo spazio profondo, di Francesco Artibani, Valentina Camerini e Ivan Bigarella (n. 3513), secondo episodio del ciclo volto a festeggiare i 100 anni della Disney che ricorrono in questo 2023.
Artibani stavolta è solo al soggetto, ma Camerini regge il confronto offrendo una sceneggiatura valida e interessante, che segue in maniera fedele il cortometraggio animato di riferimento pur con le ovvie novità introdotte dall’impostazione della miniserie.
Personalmente l’ho apprezzata meno di Fantasmi dal passato, e sicuramente le gag slapstick, che nel corto funzionavano brillantemente, su carta sono un po’ depotenziate, ma la lettura rimane soddisfacente.

Non sono da meno Paperino e Cip&Ciop, che “bucano” la pagina e si attestano come morbidi e dinamicissimi, il giusto appeal per una trama così veloce nel suo ritmo.
Ne approfitto per agevolare un video del buon Gianluigi Filippelli dedicato alla storia, nel quale troverete anche un mio breve contributo sul cartone animato di riferimento – Trailer horn – e sull’eterno scontro tra Donald Duck e i due chipmunks:
La seconda è invece molto meno interessante, come tutte quelle di questo ciclo che – ormai l’avrete capito – mi piace veramente poco: Time Machine (mis)adventures – Missione telefono, di Francesco Artibani e Alessandro Pastrovicchio (n. 3511), è in realtà la migliore della serie, per quanto mi riguarda, dato che finora non me ne era piaciuta veramente nessuna, compresa la prima sempre a firma di Artibani. Stavolta invece lo sceneggiatore romano scrive una buona storia, che scorre liscia grazie soprattutto a un Paperino ben gestito e a una dinamica che, benché sia sempre la solita, viene resa in maniera dignitosa.
Niente comunque di entusiasmante per il sottoscritto, e questo al di là delle puntualizzazioni storico-scientifiche fatte da Gianluigi nel suo video; validi i disegni del Pastro junior, per quanto non ancora al top visto in Viaggio nella luna.
Bene, credo di aver detto tutto.
Mi resta solo da annunciarvi che tornerò a breve in live sui canali Twitch, YouTube e Facebook de Lo Spazio Bianco per una diretta speciale: in occasione dei 100 anni della Disney ho infatti pensato di parlare di animazione disneyana in senso ampio, non concentrandomi su determinate pellicole ma cercando di analizzare gli elementi che ne hanno decretato il successo nel corso dei decenni e del mutare del contesto di riferimento. Non sarò solo, ovviamente: mi affiancheranno due colti ospiti d’eccezione, vale a dire Mario Petillo e Davide Del Gusto!
L’appuntamento è per martedì 11 aprile, ore 21:30, ai seguenti link:
https://www.twitch.tv/lospaziobianco
https://www.youtube.com/@LoSpazioBiancolive
https://www.facebook.com/loSpazioBianco.it
Per intanto, buona Pasqua a tutti quanti!