Bentornati su Lo Spazio Disney!
Come si suol dire… scusate il ritardo 😛
Questo mese sono andato un po’ più lungo del solito con le mie analisi sulle storie di Topolino e sulle varie testate Disney uscite nel corso di novembre. Col risultato che sono già usciti i primi due “Topi” di dicembre e che avrete già tutti la testa alle imminenti Festività natalizie, altro che novembre ^^’’
Ma finché le forze mi sorreggono XD continuerò comunque a mantenere questo appuntamento fisso che scandisce la vita del blog, anche a costo di risultare ogni tanto un po’ meno puntuale e tempestivo; d’altro canto, se – e sottolineo se – quanto scrivo ricopre un certo interesse, ritengo che lo mantenga anche con un po’ di ritardo.
E ora, fuoco alle polveri!
Novembre 2021: le storie da Topolino

Ispirata a fatti storici reali, per la precisione alla prima circumnavigazione del globo ad opera di Ferdinando Magellano, si tratta di un’avventura nel vero senso della parola, dove ci sono tutti gli elementi del genere: una missione impossibile, insidie e imprevisti, personaggi dotati di carisma e coraggio, un setting affascinante come il misterioso oceano e l’unione vincente tra personalità forti in grado di contribuire reciprocamente al felice esito dell’impresa.
Zemelo, che raggiunge qui il suo apice – finora, ovviamente – come autore disneyano, condisce tutti questi elementi classici in una sceneggiatura interessantissima e coinvolgente, capace di catturare la fantasia del lettore e di soddisfarne il palato. Il suo Paperon Magellano è una figura istrionica, molto debitrice del Capitano Quackab che compariva nel Moby Dick di Francesco Artibani ma dotato di caratteristiche peculiari, come la malinconia di fondo e i dialoghi in cui spesso infila termini portoghesi. Anche Paperin Pigafetta è un personaggio scritto magnificamente, capace di compiere una vera e propria maturazione nell’arco delle quattro puntate dell’opera, acquistando una profondità non indifferente.
Meno raffinata e più pop, ma comunque di particolare rilievo, è Grosso guaio a Paperopoli di Alex Bertani, Marco Gervasio e Giuseppe Facciotto (nn. 3440-3441-3442-3443).
Innanzitutto rappresenta un team-up, fattore decisamente inusuale nel fumetto Disney, perlomeno con un approccio così determinato e voluto. Come accade molto più frequentemente in altri universi fumettistici (i supereroi Marvel e DC, ma anche i protagonisti dei titoli Bonelli), si incontrano e agiscono insieme due eroi dotati di forte personalità e abituati ad essere al centro del palcoscenico: Topolino e Paperinik!
L’inedita coppia si trova infatti a indagare insieme su un caso di contrabbando e rapimento nella metropoli dei paperi, anche se inizialmente i due non lavorano molto bene assieme: non mancano gli screzi e le divergenze d’opinione su come meglio agire per sbrogliare la matassa.
È questa l’intuizione molto forte e valida che sorregge tutto l’impianto: far collaborare due avventurieri di questo calibro porta infatti a belle dinamiche di incontro-scontro e a un approfondimento delle loro differenze caratteriali: Mickey è un detective di stampo classico, abituato a lavorare a stretto contatto con la polizia, mentre Paperinik è un vendicatore che agisce al di sopra della legge, come tutti i vigilanti.
La sceneggiatura in senso stretto non è sempre impeccabile, a volte i dialoghi sono un po’ retorici per esempio, o alcune scene appaiono meno convincenti di altre. In particolare la risoluzione della vicenda con il confronto tra i due protagonisti e l’avversario si risolve in maniera decisamente troppo ingenua, buffonesca e infantile, complice anche l’insistente rassicurazione sulla pistola ad acqua di Paperinik. È un peccato perché proprio nel finale si va a rovinare la tensione e l’impianto costruito. Ma anche con questi difettucci la lunga avventura rimane piuttosto valida e ricca di belle atmosfere notturne e spunti interessanti, oltre che ben disegnata: Facciotto sta seguendo un percorso apprezzabile e gradevole che, pur senza picchi particolari, porta a tavole molto buone e a una regia molto personale.

Amelia è un personaggio molto più difficile da usare di quanto non si possa pensare: decenni di utilizzo l’hanno appiattita all’ombra di sé stessa, incastrata nella stessa trita dinamica che ha svilito il fascino di questa fattucchiera, conferitole nelle avventure del suo creatore Carl Barks.
A tal proposito scrissi un pezzo per il sito del Papersera, che trovate a questo link nel caso ve lo foste persi o voleste rileggervelo per l’occasione.
Ecco, questa premessa era per dire che il tentativo di Gagnor e del regista Marco Ponti – combinazione, ho visto per la prima volta il suo Santa Maradona proprio pochi mesi fa, alla notizia della scomparsa di Libero De Rienzo – è lodevole e tutt’altro che semplice. Non si poteva correre il rischio di fare il compitino, perché il compitino su Amelia è già stato fatto da troppi anni.
I due autori hanno allora deciso di alzare il tiro, partendo da uno spunto iniziale del figlio di Ponti, e hanno messo in scena qualcosa di molto simile a uno scontro finale, definitivo. È stato coinvolto Rockerduck in maniera funzionale allo svolgimento, è stata potenziata e resa più pericolosa la strega e la si è fatta arrivare a un soffio dalla tanto agognata meta. C’è azione, c’è tensione, c’è un buon ritmo e c’è una narrazione non lineare che ho apprezzato tantissimo, perché dimostra come con poco si possa fare la differenza nel rendere una lettura più interessante della media: i primi due episodi fanno avanti e indietro negli avvenimenti, raccontandoli anche attraverso il diverso punto di vista di Paperone e Rockerduck, e questo a mio avviso funziona assai bene.

Non è facile commentare questa avventura in due parti: la prima lettura non mi ha preso granché, anzi mi ha un po’ annoiato, in particolare nella parte iniziale e in certi passaggi dello svolgimento. La scrittura mi appariva farraginosa e non capivo bene la direzione della storia. Una seconda lettura mi ha permesso di trovare il nucleo di questa avventura: la forza di un’idea, molto semplice di per sé ma al contempo fortemente conturbante.
La musica ricopriva un ruolo di primo piano e un catalizzatore di “energia fantastica” già nella prima saga, ma in questo caso tutta la narrazione ruota attorno a questo concetto e alla possibilità che Tip&Tap e gli altri componenti della band hanno di traslarsi ovunque nel mondo grazie ai loro strumenti combinati alla tecnologia di Phil e dei suoi amici alieni.
Il problema di questo Interludio, allora, è che si prende forse troppe pagine per mettere sul piatto solo questo spunto, per quanto intrigante. Certo, si introduce anche una sottotrama “governativa” che ci fa intuire che l’esercito americano ha intercettato l’arrivo di esseri da un altro pianeta, ma per ora la cosa rimane ai margini.
Insomma, una buona idea molto ben illustrata: i disegni di Claudio sono infatti molto buoni, e nel rappresentare i tanti luoghi reali del nostro pianeta l’artista si sbizzarrisce nel ricrearli quanto più fedeli possibili, con il risultato di riempire le vignette di meraviglie. La gabbia libera e il tratto guizzante e dinamico fanno il resto.
Peccato che forse ci si perda un po’ troppo in questa singola idea, pur comprendendo l’importanza che ricopre all’interno del progetto nel suo complesso: i troppi dialoghi ammazzano un po’ il ritmo e non sempre riescono ad apparire brillanti e naturali come nel felice esordio del 2019.
Ad ogni modo, grande attesa per la seconda stagione!

Ciò premesso, trovo che la trama imbastita da Nucci sia molto semplice, al limite del didascalico, ma venga nobilitata da una scrittura intelligente che affianca ad alcuni cliché certe trovate ben piazzate (l’incubo di Qua, la spontaneità con cui viene descritta la sua malinconia, l’uso di Gastone nell’economia della vicenda) portando in sostanza a una storia solo apparentemente furba, ma che in realtà nasconde un buon insegnamento e, se vogliamo, anche una certa dose di consolazione, senza essere pedante.
Ermetti se la cava molto bene, come al solito, e si riconferma a suo agio nelle atmosfere giovanili di Area 15 per cui aveva già illustrato un paio di episodi. Il suo segno è dinamicissimo e morbido, davvero piacevole da osservare e istantaneamente simpatico. La possibilità di supervisionare la colorazione, poi, e una certa cura nelle ombre, contribuiscono a rendere il comparo grafico ancora migliore.

Indiana Pipps e la via dell’ambra di Matteo Venerus e Alessandro Perina (n. 3443) è stata invece una delusione, per me. Comprendo l’intento dello sceneggiatore di valorizzare la propria terra e di attingere a leggende ed elementi storici per una storia di Indiana, ma il risultato appare zoppicante in più punti, dalla scelta del “cattivo” a… tutto quello che riguarda questo personaggio, siano le sue motivazioni o i suoi poteri o come li abbia ottenuti. La trama inoltre non sembra avere una direzione precisa e in questo modo si rende la narrazione claudicante e dispersiva. Non mancano poi scene che mi hanno lasciato perplesso di per sé, come quella di Indiana e Topolino al buio o come lo stesso finale, piuttosto confuso e semplicistico. Il sentore di grande avventura tipico delle grandi storie con il cugino di Pippo si respira solo alla lontana, quindi, e anche Perina ai disegni pare più svogliato del solito (pur rianimandosi in alcune vedute italiche).

Ho apprezzato meno anche i disegni deformed di D’Ippolito: in alcune vignette la testa squadrata del giovane Paperino lo è fin troppo, diventando praticamente un rettangolo con occhi e becco.

Non che le storie apparse nei due mesi precedenti fossero chissà che, anzi, ma il prolungarsi del progetto non fa che mettere in luce i limiti di un ciclo prettamente didattico sul corretto uso dei social, ma incapace a mio avviso di essere davvero funzionale allo scopo. Alcune trame possono essere migliori di altre, alcuni personaggi disneyani possono essere più adatti di altri a parlare di questi argomenti, ma in sostanza si tratta comunque di brevi piuttosto scialbe che cercano di portare all’eccesso talune situazioni di vita online senza necessariamente divertire/intrattenere; e nemmeno centrano il punto di cosa si vorrebbe trasmettere agli internauti più giovani, dal momento che quanto descritto è spesso troppo iperbolico per essere portato a condotte di stampo quotidiano.
Bene, credo di avere terminato.
Adesso abbiate solo un poco di pazienza ed entro un paio di giorni sarà online anche il post “gemello” con i miei sproloqui sulle uscite Disney di novembre, già in corso di scrittura.
Nel frattempo, se volete dire la vostra sulle storie di cui ho parlato, non avete che da usare i commenti 😉
A presto!
Bonus track
Ehi! Vi siete accorti che qualche settimana fa è uscita su Lo Spazio Bianco la mia recensione su TopoPrincipe di Giunti? No? Rimediate!
TopoPrincipe – libero, lezioso adattamento di un classico