Bentornati su Lo Spazio Disney!
Ottobre sta giungendo al termine e, anche se la situazione complessiva nel nostro Paese attualmente non ci lascia sereni, è giusto provare a distrarsi un po’, per quanto possibile, parlando dei nostri amati Paperi e Topi.
È quindi il momento di guardare cosa è stato pubblicato di disneyanamente interessante questo mese.
L’edicola di ottobre
Per quanto riguarda i prodotti da edicola, non posso certo dire che ottobre abbia brillato particolarmente.
Menzione d’obbligo, direi appuntamento fisso, per il nuovo numero de I Grandi Classici Disney, anche se questo n. 58 è forse quello meno interessante del 2020.
Colpa di una Sezione Superstar non molto entusiasmante: bene, come già avvenuto in passato, dedicarla al “compleanno” di un personaggio, ma trattandosi in questo caso di Super Pippo il risultato è quello di proporre in menù storielle non proprio esaltanti. D’obbligo la presenza di L’Ultra Pippo contro Macchia Nera (sorta di “episodio zero” del ciclo) e di Super Pippo e i ladroni di Zanzipar, storia d’esordio dell’identità supereroica dell’amico di Topolino, che però al di là della loro importanza storica non sono nulla di che. Leggermente migliore Il riduttore a pulsante, di Dick Kinney e Romano Scarpa, che perlomeno aggiunge un po’ di “ciccia” allo sviluppo narrativo, mentre la pur spassosa Paperoga astro incompreso viene infilata nella sezione un po’ a forza e in modo pretestuoso.
Il resto dell’albo si fa apprezzare per Paperino e il vecchio frac, deliziosa storia di Claudia Salvatori – di cui abbiamo parlato come valente giallista nella prima puntata di Lo Spazio Disney LIVE – e Massimo De Vita, nella quale sfilano a turno diversi esponenti della famiglia dei Paperi attorno all’indumento del titolo, ma anche per la simpatica Quando la Terra fu messa alla prova di Paul Halas e Marco Rota e soprattutto per Topolino e la città dell’ingiustizia, avvincente road-thriller di Bruno Enna per i disegni di Marco Palazzi. Quest’ultima mi lascia stranito solo per la sua collocazione: una storia italiana del 2001 su I Grandi Classici non è cosa abituale, tendo a reputarla troppo “moderna” per questa testata. Discorso diverso per storie coeve ma danesi, che hanno avuto un solo passaggio in Italia su testate per collezionisti e che sono quindi di difficile reperibilità.
Ma non mi lamento: Enna scrive una gran bella storia e tanto basta.
Infine, per gli amanti (come me!) delle follie brasiliane con Paperoga, segnalo la pregevole Le avventure di Paper-Hur per cinque minuti di risate.
Gli indici degli altri periodici non presentano nessuna storia di particolare rilievo da segnalare, fatte salve Zio Paperone e l’indagine Foxan di Romano Scarpa su Paperino #484 e Indiana Pipps e il sigillo vallindo di Gianfranco Goria e Massimo De Vita, pur inserito nel discutibile contenitore dei nuovi Classici Disney (il n. 9, dedicato proprio al cugino di Pippo).

Per quest’ultimo segnalo solamente Il mistero di Monte Sinistro di Francesco Artibani, Katja Centomo e Massimo De Vita e Il fantasma generoso di Guido Scala come autore completo (direttamente dal 1994): storie carine ma non così imperdibili da spingere all’acquisto dell’albetto, per me.
Per il The Best, invece, spendo due paroline in più: il luogo/tema di turno è il Klondike, teatro della corsa all’oro di fine Ottocento a cui, come noto, partecipò Paperon de’ Paperoni prima di diventare ricco, secondo quanto stabilito dal suo creatore Carl Barks fin dalle prime storie lunghe con il vecchio papero protagonista.
Ma mentre molti sono ferrati sulla visione barksiana e donrosiana del Klondike paperoniano, questo albo offre la possibilità di vedere come gli autori italiani hanno trattato l’argomento.
Invero la selezione non colpisce particolarmente: troviamo diverse storie di Carlo Panaro, tra cui Il vortice del tempo che originariamente fu pubblicata nel 2007 per i 60 anni “editoriali” dello Zione, e alcune firmate da Rodolfo Cimino, ma tutte post-2000 e non appartenenti quindi al periodo aureo dello sceneggiatore. Spicca, soprattutto per i meravigliosi disegni di un Giorgio Cavazzano in formissima, L’oro freddo e i tre lupi siberiani.
In sostanza niente di imperdibile, anzi è la testimonianza di come spesso questo spaccato della mitologia di Paperone sia diventato un cliché abusato e consunto nelle storie per Topolino. Ma da questo punto di vista può avere un suo valore, per gli interessati all’argomento.
È uscito anche il nuovo numero della Legendary Collection, che sta ristampando (a passo di lumaca) la serie di Rudy Salvagnini I mercoledì di Pippo. Chi aveva iniziato la collezione ne sarà contento, forse un po’ meno apprendendo che dovrà aspettare il prossimo aprile per il nuovo albo…
Infine segnalo per completezza l’uscita in questi giorni del secondo numero di DuckTales, con le brevi storie a fumetti inedite nel nostro Paese tratte dall’omonima serie animata, e del terzo volume di Topolino Fuoriserie per Wizards of Mickey, con un nuovo team autoriale rispetto ai primi due cartonati: Luca Barbieri e Lorenzo Pastrovicchio!
La fumetteria di ottobre

Inizialmente previsto per lo scorso maggio, venne rimandato a data da destinarsi per puntare probabilmente a una finestra di vendita più appetibile. È arrivato ora, a metà ottobre, con il seguente indice: La città taciturna, Il grande Pippunga, Il Buz pappapianeti, Gli incontenibili Squee, L’elemento qualsivoglia.
Con Casty, si sa, dove si cade, si cade bene. E come già spiegai, questa collana per sua stessa natura non ha modo di presentare storie lunghe degli autori ospitati, tagliando quindi fuori molti dei lavori migliori degli artisti (e di Casty in particolare, di cui si ricordano molto i suoi kolossal). Ad ogni modo si tratta di avventure molto graziose, alcune davvero ottime come le prime due, altre meno ispirate come l’ultima, ma nel complesso consigliato se già non le possedete sui Topolino originali o su altre ristampe. Fermo restando il valore aggiunto degli articoli introduttivi e degli approfondimenti firmati dallo stesso Casty.
Altre succose (e onerose) novità sono previste in fumetteria proprio in questi ultimi giorni del mese, come ad onorare lo slot lucchese tradizionalmente ricco di volumi lussuosi e importanti.
Si tratta delle omnie di tre grossi nomi: il quarto volume della Don Rosa Library De Luxe, il terzo del Donald Duck di Al Taliaferro e il primo del Mickey Mouse di Floyd Gottfredson.
Come ebbi già modo di dire, non seguo nessuna delle tre collane, avendo già il materiale in questione (o non interessandomi, nel caso delle strisce di Paperino).
Sono curioso di vedere dal vivo il volume su Gottfredson ma, essendo impostato sulla falsariga della versione americana e avendo sott’occhio l’esempio italiano dell’edizione Rizzoli Lizard di qualche anno fa, non dubito che si tratti di un prodotto di alto spessore per presenza fisica e per contenuti extra; sicuramente costituisce un ottimo contenitore di storie meravigliose che ogni appassionato dovrebbe conoscere.
Il “Topo” di ottobre
Sono ben tre le storie a puntate che hanno tenuto banco lungo tutto questo mese, su Topolino.

Si tratta della seconda storia del ciclo incentrato sul capitano Pippo-Nemo, iniziato lo scorso marzo con 19.999 leghe sotto i mari (di cui parlai qui con il disegnatore), entrambe parodie dei quasi omonimi classici della letteratura scritti da Jules Verne.
L’avventura è forse ancora più convincente della già bella prova della primavera passata: mentre in quel caso si poteva infatti riscontrare come piccolo difetto l’eccessiva compressione degli eventi, che teneva “fuori scena” i viaggi che la ciurma formata da Topolin e O’Quack compivano a bordo del Nautilus, in questo caso la divisione in tre tempi – con un maggior numero di pagine a disposizione, quindi – e la diversa impostazione narrativa rendono la sceneggiatura meglio gestita e più avvincente. Il primo episodio, poi, con il suo presentare in azione esclusivamente nuovi personaggi (le ragazze!) senza i volti noti di 19.999 leghe sotto i mari, fa una scelta coraggiosa ma efficace e apprezzabile, e anche il setting isolano è assolutamente affascinante.
Il Pastro ai disegni si scatena: le sue vignette sono ricche di azione e dinamismo, il suo modo di rappresentare la tempesta in cui si trova la mongolfiera che vediamo all’inizio della storia è assolutamente coinvolgente, ma in generale ogni scorcio e sfondo dell’isola è davvero riuscito grazie al tratto sapiente e dettagliato dell’artista, così come l’azzeccato gusto steampunk per le apparecchiature di Nemo. Le inquadrature sono sempre ardite e interessanti e anche la struttura della gabbia, pur senza trovate destabilizzanti, è funzionale. Ottimo lavoro, come sempre, anche sul fronte del character design e sui costumi dei personaggi.

Scritta da Tito Faraci e disegnata da Claudio Sciarrone, si tratta di un’avventura in tre parti che vede protagonista il nipote di Topolino, che porta lo stesso nome, in un lontano futuro fantascientifico nel quale la luna è colonizzata dai terrestri. Questo nuovo Mickey abita proprio sul nostro satellite ma viene richiamato sulla Terra per un’offerta di lavoro, e sul nostro pianeta potrà fare conoscenza con i nipoti di Pippo e di Gambadilegno.
L’impronta del Faraci di fine anni Dieci sulla sceneggiatura si avverte fortemente nei dialoghi e nelle situazioni paradossali in cui infila i personaggi, Topolino in primis. Il gioco umoristico si basa spesso sul disagio perenne che prova proprio il protagonista, ma anche sull’uso equivocato di certi oggetti del passato (cioè del nostro presente), trucchetto questo che l’autore aveva già impiegato nella miniserie I trovatori a fine anni Novanta sempre sul settimanale disneyano.
Ritrovando questo approccio fresco e scanzonato, innestato su un trama che presenta comunque potenzialità “orizzontali” fin dal primo episodio, il progetto faceva ben sperare… peccato che si areni proprio sul finale, nella storia scritta stavolta da Alessandro Ferrari, che prova a tirare le fila dell’intreccio complessivo ma in maniera troppo compressa e lasciando quindi qualche passaggio spiegato male se non proprio trascurato. L’avventura in generale sembra monca, l’ultima tavola peraltro porta alla fine del racconto in maniera repentina e quasi imprevista, e questo danneggia un po’ la riuscita di questo lavoro. Altro neo è la glorificazione esagerata delle doti di Topolino senior (quello che conosciamo usualmente noi, per intenderci), tramite gli ormai anziani Tip&Tap ma anche nella percezione dell’intero mondo, che addirittura gli erige una statua. È una visione che serve alla trama e alla caratterizzazione del nipote protagonista, oltre che prestarsi a diverse battute divertenti, ma vista la fatica nel demolire una certa immagine del Topo che ancora persiste forse diventa una lama a doppio taglio.
Molto efficaci i disegni di Sciarrone: pur nella fase “di transizione” tra il disegno analogico e quello digitale, essendo passato da pochi anni alla tavoletta grafica nel periodo in cui realizzò queste tavole, riescono a trasmettere bene l’atmosfera futuristica che permea il progetto. Certo, alcune soluzioni appaiono un po’ retrò oggi, e anche la colorazione sparata e “fluo” non è esattamente il massimo, ma tutto sommato non stona troppo. Il volto di Topolino appare in certe occasioni “strano” per espressioni che quasi lo deformano, ma gli altri personaggi, compresi i nuovi come Mathilda e Tip&Tap vetusti sono ben realizzati.

Una lunga saga in cinque parti, molto pompata dalla redazione, di carattere storico: ambientata nella Roma repubblicana, infatti, mette in scena un villaggio popolato da alter-ego dei Paperi che ben conosciamo, i quali vengono a contatto con i romani alle prese con l’espansione del proprio impero.
Con forti – fin troppo? – richiami ad Asterix, ma senza raggiungere neanche lontanamente certe vette, e con un intento storico dichiarato, prominente ma mai davvero efficace, il ciclo di episodi autoconclusivi si trascina stancamente senza una trama orizzontale e senza una particolare direzione, limitandosi a mettere “in fila” personaggi e nozioni senza riuscire a conquistare davvero il lettore. Sì, qua e là ci sono alcune trovate simpatiche, ma in sostanza non ho trovato reali motivi di interesse in questo concept.
Il progetto viene però nobilitato dalle tavole di Baccinelli: il giovane disegnatore ha da un annetto evoluto in maniera significativa il suo stile, già piacevole seppur un po’ anonimo, trovando ora precisa ispirazione nel tratto di Giovan Battista Carpi che sembra addirittura rivivere in alcuni passaggi. Il risultato sono dei Paperi deliziosamente classici ma dotati di un dinamismo e di un’eleganza rarissimi da trovare al giorno d’oggi su Topolino, insieme a sfondi curati e a una costruzione della griglia dotato di una regia mai doma, sempre alla ricerca del miglior modo per dettare il ritmo della narrazione. Un lavoro davvero encomiabile che rende l’artista ormai ben più che promettente. Spero di rivederlo presto all’opera!

Newton Pitagorico e gli incubi dell’incubatrice (n. 3387), di Marco Nucci e Stefano Intini, si contraddistingue per una struttura narrativa che “frega” il lettore in modo piacevole e intelligente con un trucchetto subdolo, a suo modo semplice, ma che sorprende e spiazza per come ce lo si trova davanti. Non sono un grande fan di questo ciclo di storie sul nipotino di Archimede, ma in questo caso ho apprezzato.
Il terzo tassello di Minni prêt-à-porter (In passerella, ragazze!, seconda parte – n. 3384), riconferma il giudizio tiepido che avevo dato alla realizzazione di quest’idea nel post di fine settembre: poca carne al fuoco, dinamiche un po’ scontate, risoluzione che sembra rendere questi tre episodi un luuungo prologo. Vedremo se in futuro, forti di questo background, si potrà avere più “ciccia”.
Infine segnalo Zio Paperone e il tesoro extrasolare (n. 3384) perché segna l’esordio della scrittrice e astrofisica Licia Troisi su Topolino! In coppia con Francesco Artibani (che già l’aveva accolta nel team di Monster Allergy) firma una storia spaziale che in realtà non mi è piaciuta particolarmente: ammetto che mi aspettavo di più dai due autori, rispetto a una missione nello spazio come ce ne sono state tante con i Paperi, senza grandi guizzi. Peccato, ma resto curioso di vedere cosa realizzerà l’autrice in futuro per il “Topo”, visto che è già annunciato un suo ritorno su queste pagine.
Direi che questo è quanto.
L’appuntamento per un nuovo post penso che sarà a breve: questo venerdì alle 13.00 ci sarà una conferenza streaming, nell’ambito degli eventi – ormai solo ed esclusivamente digitali – di Lucca Changes, sugli annunci dei progetti editoriali disneyani del 2021, e l’intenzione è quella di scrivere un veloce intervento sul blog per commentarli, insieme a qualche ulteriore novità che eventualmente potrà emergere anche dagli altri incontri online relativi a materiale Disney.
Ciao!

Ciao,
come mai non hai segnalato il volume della serie Topolino Writers Edition dedicato a Rudy Salvagnini? Magari ci farai un pezzo?
Comunque seguo la tua interessante rubrica.
Ciao pb 🙂
Semplicemente… me lo sono perso per strada! ^^” Non mi ricordavo uscisse anche quello in questi giorni, fino a quando non l’ho visto in edicola ieri pomeriggio 😛
Non credo di farci un pezzo perché non sto seguendo le Writers Edition e quindi non comprerò nemmeno quest’ultimo volume… ma lo citerò senz’altro per rimediare alla segnalazione mancata, probabilmente già nel post di questo weekend in cui commenterò le novità e le anticipazioni che emergeranno nelle conferenze di Lucca Changes 😉
Ti ringrazio per il seguito e per l’apprezzamento a questo blog 😀
Ciao!?
Dunque…questo mese non ho molto da dire…hai scritto un articolo interessante, soprattutto perché il volume di Casty l’avevo perso per strada (era a data da destinarsi ed è successo quello che è capitato a te con il volume su Salvagnini!)
Commenterò il Topolino di ottobre tra qualche giorno perché ho un po’ di arretrati?
Questo mese non ho preso i Grandi Classici. Le uniche storie che veramente mi interessavano erano quella dei Sette Nani (non l’hai commentata o mi è sfuggita?), quella di Rota (adoro il suo tratto da sempre, da quando mi trovai tra le mani un Disney in lingua latina, “Donaldus Anas atque nox saraceni”, e non ci capii un’acca, ora invece sì perché studio latino da un po’?) e la brasiliana di Paperoga, stile di cui mi sono innamorata con i Mega Almanacchi. Nella sezione di Super Pippo avrei visto bene “Superpippo e il ticchettio esplosivo” (quella con Dr. Syclocks) di Murry che mi interessava, ma visto che non ho preso i GC di ottobre meglio così.
Per il resto, solo Casty poteva interessarmi, ma sono storie che ho già.
Per quanto concerne il mese di novembre, la Don Rosa Deluxe non mi convince (preferisco di gran lunga il formato brossurato), le strisce di Paperino non mi attirano molto, mentre l’omnia di Gottfredson mi sa che la prendo insieme ai volumi Rizzoli Lizard più avanti.
Continua così, i tuoi post sono molto curiosi per rimanere aggiornati e confrontarsi!
Ciao?
Ciao Korinna 🙂
Insomma, si risparmia! 😛 Non ti do torto, i GCD di questo mese come ho fatto intendere sono abbastanza sotto la loro media, quindi se uno non è un maniaco del completismo può anche saltarlo secondo me, e delle altre raccolte se si hanno già le storie ha senso evitare di prendere un volume. Parlando di Casty, anch’io non ho seguito i due “Disney d’autore” proprio perché ho già tutta la sua produzione, e anche se sarei curioso di vedere gli approfondimenti, il prezzo mi ha frenato ^^”
Per “Pippo mago e i Sette Nani”… me la sono persa per strada, come Salvagnini! Che disastro 😀 Ma qui forse è un lapsus freudiano, perché non mi ha detto granché. La ritengo più interessante dal punto di vista storico che narrativo, in fondo, per la sua “età”, per i dialoghi martiniani, per i bei disegni arcaici di Chierchini e per la strana interazione tra i personaggi di diverse realtà.
Per il resto, ti segnalo che il volume su Gottfredson è in leggero ritardo rispetto al previsto, dovrebbe essere distribuito dal 12 novembre.
Grazie per le belle parole sul blog, mi fa molto piacere!
Aspetto un tuo commento anche nel post sulle novità annunciate in questo weekend di Lucca Changes! 😉
Nessun disastro! Sapessi quanto spesso capita a me!
Bene, meglio, così non ho perso una chicca di Martina. Anch’io ero interessata dal primo volume su Casty (forse mi mancavano delle storie), ma questo secondo invece no.
Grazie, non sapevo del ritardo del volume di Gottfredson, tanto non pensò mi cambierà qualcosa ma saperlo è di sicuro meglio.
Per il resto…darò un’occhiata anche a Lucca Changes, visto che ho la serata libera.
Parlando del Topo ottobrino, oggi ho recuperato Mickey 2.0 e gli Italici Paperi.
“Mickey 2.0” mi è piaciuto moltissimo, voglio il bis! Le battute di Faraci sono stratosferiche, i disegni di Sciarrone pure (anche se appunto lo preferivo senza digitale). Consigliatissimo anche solo per Tip e Tap versione vecchiacci criticoni della “gioventù bruciata”??tre capitoli davvero gradevoli, un plot intrigante e una caratterizzazione molto buona. Uno dei motivi per cui voglio il bis è perché infatti sembra un po’ troncata, soprattutto sul finale, ma comunque l’ho trovata molto gradevole.
Gli “Italici Paperi” un po’ di meno. Ci speravo molto, forse perché dopo “Paperbridge” ho molta fiducia nelle storie a puntate di Bertani, ma mi ha un po’ delusa. Mi aspettavo più resistenza da parte del popolo italico, e leggendo mi sembra che i capitoli siano slegati l’uno dall’altro, con l’omologazione come unico filo conduttore. Una cosa in cui confidavo era che Venerus non facesse una copia carbone di Asterix (altro scenario che mi aspettavo, quando vidi le anticipazioni), mentre alla fine i richiami ci sono comunque. I disegni di Baccinelli sono molto belli (ho fatto rima xD) e rendono un tocco in più alla storia. Un altro difetto è il mescolare così” senza troppi stimoli, il romanesco e il latino. Questa tecnica sulle lingue andava bene con più ironia, messa così mi sembrava infilata giusto per.
Ciao!?
Ciao!
Sto recuperando i Topolini 3386-3387-3388 e oggi ho letto un po’.
Il prologo e la prima parte di X-Music non mi entusiasmano molto, spero che nei prossimi capitoli la serie si riprenda. Solite gag, ma forse sono proprio i personaggi a non convincermi. Non seguo X-Factor, ma Manuel Lambs è Manuel Agnelli, Emma Brown è Emma Marrone (non sapevo che fosse giudice a X-Factor), Mikamaus è Mika, ma El Paperon chi è? Non saprei proprio, è un cantante famoso? Comunque, la trama iniziale non mi ha colpita.
Tra le storie di Halloween mi sono piaciute “La passeggiata mostruosa” (molto particolare, anche nella colorazione) e “La cornamusa spettrale”, con i bei disegni – adatti al contesto – di Celoni.
La storia di Rota è una egmontiana del 2008/2009? Se sì, questa operazione di recupero in ogni caso mi piace molto perché danno un tocco in più, a mio avviso, al settimanale, rendendolo arricchito da novità italiane e brevi straniere (inoltre spesso nel periodo De Poli le storie di chiusura erano danesi disegnate da Cavazzano).
La storia di Newton sugli incubi è la più bella del nuovo ciclo. Molto particolare, un sogno nel sogno, una tattica molto gradevole, nonostante neanch’io sia una fan né di Archimede né di suo nipote.
La storia di Artibani-Troisi non spicca particolarmente, a parer mio. Neanche il ciclo di “Minni Pret-à-porter” ha ingranato molto, sono fiduciosa nei prossimi episodi.
Beh, in generale mi piace questo Topo di ottobre.
Alla prossima?
Ciao!
Be’, mi sembra che sugli ultimi numeri del “Topo” siamo più o meno sulla stessa lunghezza d’onda 😉
È vero, “Mickey 2.0” finisce in maniera precipitosa, ma il motivo è presto detto: inizialmente, nel 2007, la saga doveva essere in otto episodi, poi scorciati a tre (prima di decidere di sospendere del tutto la pubblicazione). Anche per questo motivo non so quanto possa essere proseguita questa trama, e anche se a seguito di riscontri positivi Bertani volesse incentivare gli autori a riprenderla… non so quanto possa venir fuori un risultato in linea con quanto realizzato tredici anni fa.
Sì, la storia di Rota è di produzione Egmont, pubblicata in Danimarca nel 2013: https://inducks.org/story.php?c=D+2008-090
Le storie estere disegnate da Cavazzano in epoca De Poli, però, molto spesso come trama non erano proprio granché a mio avviso… però offrivano i disegni del Maestro, come quelle che compaiono ora fanno per Rota, quindi un loro senso lo avevano 😉
Sui giudici di X-Music hai azzeccato tutti 😛 El Paperon sarebbe Hell Raton, rapper e produttore musicale, ma personalmente non l’avevo mai sentito prima delle pubblicità di X-Factor e non so dirti quanto possa essere famoso presso il pubblico di quella scena musicale.
Tornando ai fumetti, per la loro brevità non credo ci sia molto da aspettarsi da questi episodi, se non qualche gag riuscita.
Sul “Topo” di Halloween ci tornerò sopra per bene nel post di fine novembre, comunque 😉
Anch’io non trovavo un granché le Egmontiane di qualche anno fa, se non per i disegni di Cavazzano.
Sono contenta di avere compagnia, mai sentito Hell Raton…?
Avevo sentito che “Mickey 2.0” fosse una storia di un decennio fa, peccato per il finale ma sono contenta che sia stato un progetto ripreso.
Ciao!
Aw, this was an extremely nice post. Taking a few minutes and actual effort to generate a great article… but what can I say… I procrastinate a whole lot and never manage to get anything done.
Thank you!
And do not give up. Procrastinate is a big temptation, but you can fight 😉