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Topolino #3359: Alla ricerca dell’oltreblu

12 Aprile 2020
Raffaello Sanzio, meglio noto come Raffaello, è uno dei pittori italiani più noti al mondo. Nato nel 1483 a Urbino, è morto esattamente 500 anni fa, il 6 aprile del 1520 a Roma. Ed è proprio in onore di Raffaello che inizia la nuova saga scritta da Bruno Enna, per l’occasione affiancato da Alessandro Perina, che inizia sul Topolino #3359. Ritorno in Italia Dopo la lunga storia dedicata a Leonardo Da Vinci (vedi tutti gli articoli dedicati a Leonardo500), Enna riporta i paperi in Italia, in un periodo in cui i viaggi sono particolarmente difficoltosi. Questa volta Paperino e nipoti

Raffaello Sanzio, meglio noto come Raffaello, è uno dei pittori italiani più noti al mondo. Nato nel 1483 a Urbino, è morto esattamente 500 anni fa, il 6 aprile del 1520 a Roma. Ed è proprio in onore di Raffaello che inizia la nuova saga scritta da Bruno Enna, per l’occasione affiancato da Alessandro Perina, che inizia sul Topolino #3359.

Ritorno in Italia

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Dopo la lunga storia dedicata a Leonardo Da Vinci (vedi tutti gli articoli dedicati a Leonardo500), Enna riporta i paperi in Italia, in un periodo in cui i viaggi sono particolarmente difficoltosi. Questa volta Paperino e nipoti sono accompagnati dallo Zio Paperone, che si mette sulle tracce di una fantomatica pietra dai poteri magici, La pietra dell’oltreblu del titolo. Il suo principale obiettivo non è usarla, ma impedire ad Amelia di recuperarla per realizzare un amuleto anti-aglio. Le tracce di questa pietra misteriosa portano i paperi a seguire la vita di Paperello Sanzio, versione papera di Raffaello.
Le premesse per una bella storia ci sono, dunque, tutte. Enna, inoltre, ripesca Adalbecco Quagliaroli e famiglia, riportando il lettore nelle atmosfere conviviali della cucina dell’assertiva Peppina, la cui prima preoccupazione è ovviamente quella di capire se in dispensa è rimasto qualcosa da mangiare!
La storia, che presenta molti spunti presi dalle avventure di Rodolfo Cimino (la bandiera con l’umore di Paperone sul deposito, i viaggi con mezzi ultra economici, inclusa la spedizione in pacchi), inizia introducendo subito uno degli elementi fondamentali nell’arte pittorica: il blu oltremare.

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Il cielo è sempre più blu

Il blu oltremare è un pigmento noto fin dal VI-VII secolo, periodo cui risalgono alcuni dipinti ritrovati nei tempi afghani. Erano vicini ad alcuni giacimenti di lapislazzuli.
Il lapislazzulo è una pietra preziosa di colorazione azzurra, al confine tra i materiali semiduri e quelli duri (la sua durezza è pari a 5.5 sulla scala di Mohs) che veniva utilizzato per realizzare un colore simile al blu oltremare, avendo tale pietra una composizione chimica molto simile al pigmento. Il blu oltremare, infatti, è un silicato di sodio e alluminio con inclusioni di solfuri e solfati: in pratica è un calcare mineralizzato con all’interno cristalli cubici di lazurite. E quest’ultimo è un minerale che è la componente principale del lapislazìzulo. Dal punto di vista chimico-fisico, il colore azzurro viene dall’anione dello zolfo S3, che ha un elettrone spaiato.
La realizzazione di questo colore non era molto semplice e senza le opportune accortezze si rischiava di produrre una polvere blu tendente al grigio. Nel XV secolo, però, l’artista Cennino Cennini introdusse un metodo più semplice di produzione del pigmento:

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Il minerale, finemente macinato, mescolato con cera fusa, resine ed oli viene avvolto in un panno e impastato in una soluzione diluita di liscivia. Sul fondo del contenitore si raccolgono le particelle blu, mentre le impurità e i cristalli incolori rimangono nel bulk. Il procedimento va ripetuto almeno tre volte. Il residuo finale, costituito in gran parte da materiale incolore e poche particelle blu, è apprezzato come smalto per la sua trasparenza blu chiara.

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Il metodo di produzione moderno si basa sui lavori dei chimici Jean-Baptiste Guimet e Christian Gmelin che più o meno contemporaneamente (intorno al 1828) proposero la seguente procedura: prima di tutto si realizza una miscela in parti uguali di caolino, carbonato o solfato di sodio e zolfo con l’aggiunta di piccole quantità di sostanze come carbone, colofonia o pece posta nella muffola, un particolare forno usato in chimica, a una temperatura di circa 800 °C per circa 24 ore. Il risultato di tale cottura viene macinato e lavato con acqua per togliere i residui solubili. Alla fine si ottiene un silicato di sodio e alluminio al cui interno sono inglobate molecole di polisolfuro sodico che sono all’origine del colore blu. Si possono ottenere altri colori sostituendo lo zolfo con altri elementi chimici, come il selenio per ottenere una colorazione rossastra o il tellurio per il giallo.

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Gianluigi Filippelli

Gianluigi Filippelli

Gianluigi Filippelli (Cosenza, 1977) ha conseguito laurea e dottorato in fisica presso l'Università della Calabria. Attualmente lavora presso l'Osservatorio Astronomico di Brera (Milano) dove si occupa di Edu INAF, il magazine di didattica e divulgazione dell'Istituto Nazionale di Astrofisica di cui è editor-in-chief.
Tra i suoi interessi, le applicazioni della teoria dei gruppi alla fisica e la divulgazione della scienza (fisica e matematica), attraverso i due blog DropSea (in italiano) e Doc Madhattan (in inglese). Collabora da diversi anni al portale di critica fumettistica Lo Spazio Bianco, dove si occupa, tra gli altri argomenti, di fumetto disneyano, supereroistico e ovviamente scientifico.
Last but not least, è wikipediano.

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