Dopo un paio di numeri non male, ecco che il #3300 torna su livelli non eccelsi. La maggior parte del sommario, infatti, si rivela abbondantemente al di sotto delle due storie di apertura, comunque non esenti da difetti. Dell’intero sommario questa settimana ho deciso di approfondire la storia di chiusura per motivi che saranno ben presto chiari.
Problemi di vestizione

La storia, di impianto classico, comunque scorrevole e godibile, viene affidata per i disegni a Marco Meloni, che compie diligentemente il suo compito con uno stile classico ma senza guizzi, fortemente ispirato dallo stile di un maestro come Sandro Dossi.
Fluidi non-newtoniani
Come molti lettori di supereroi ricorderanno, i costumi dei Fantastici Quattro e della maggior parte dei supereroi del Marvel Universe sono costituiti da molecole instabili, un modo semplice e diretto per ovviare al fatto che i costumi stessi si adattano alle dimensioni degli eroi (Mr. Fantastic e la Cosa), non si incendiano (la Torcia) e scompaiono (la Donna invisibile). Le molecole di cui sono costituiti, infatt, si adattano ai poteri dell’eroe che indossa tali costumi.

Prima di proseguire, vediamo la differenza tra fluido newtoniano e fluido non-newtoniano: il primo reagisce in maniera lineare all’azione di una forza esterna (aumenta o diminuisce la fluidità all’aumentare o al diminuire della forza applicata), un fluido non-newtoniano ha invece un comportamento meno intuitivo, se paragonato, ad esempio, con l’acqua. Fluidi non-newtoniani che possiamo incontrare tutti i giorni sono la maionese, la pasta per le torte o per la pizza, e in piccola percentuale anche il vetro delle finestre.
La stessa acqua può essere trasformata in un fluido non-newtoniano, ad esempio aggiungendo un sapone. O ancora meglio si può proprio realizzare l’esperimento, utilizzando il salicilato di sodio, NaSal, e l’esadediltrimetilammonio bromuro, abbreviato in CTAB, noto anche come C16H33N(CH3)3Br, che è idrofobico, proprietà che sarà molto importante per spiegare il comportamento del gel che si andrà a creare.
Quando questi due amiconi si mescolano in acqua, la sostanza generata sarà in tutto e per tutto un colloide, ovvero
(…) una soluzione composta di particelle distribuite di grandezza compresa tra 0,2 e 0,002 μm. E’ proprio la dimensione delle particelle che distingue una soluzione colloide da un miscuglio e da una soluzione.
A questo punto prendiamo le sostanze di cui sopra, in quantità uguali pari a 0,05M e prepariamo due soluzioni distinte di acqua e di soluto. Bisogna avere l’accortezza di mescolare continuamente la soluzione di CTAB (in laboratorio, ad esempio, lo si può fare mettendo un pezzetto di metallo all’interno e poi accendendo una piccola calamita sotto alla soluzione), e poi, lentamente, versare la soluzione con il sale all’interno di quest’ultima. La soluzione così ottenuta, continuando a mescolare, diventerà via via più viscosa, ottenendo anche riflessi bluastri, che si possono osservare ad esempio mettendo uno schermo nero dietro la provetta (se non ricordo male, ovviamente!).
Una caratteristica interessante del colloide ottenuto è la creazione, quando viene versato, di veri e propri tubi o ponti che collegano il colloide nella provetta con quello che è già caduto. Effetti di questo genere, come ad esempio il fatto che la maionese non si sposta immediatamente se corichiamo il vasetto, o come il fatto che il vetro scivola verso il basso (i suoi movimenti, però, sono apprezzabili solo su un arco di tempo dell’ordine degli anni o più), sono spiegabili con la struttura che, grazie al CTAB idrofobo, viene a costituirsi all’interno del colloide. Il CTAB, infatti, tende a unirsi uno con l’altro e rintanarsi all’interno dell’NaSal, idrofilo, per tenersi lontano dall’acqua. Si vengono così a creare dei veri e propri tubi, una struttura molto simile a quella di un polimero, e che dal punto di vista geometrico è assimilabile a un frattale, nel senso che non ha una dimensione geometrica intera.
In maniera pittorica il colloide può essere visualizzato come un piatto di spaghetti, dove ogni spaghetto è un polimero differente. Queste strutture sono oggetto di studio, e presentano la peculiare caratteristica che l’idrofobia del CTAB riesce a vincere la repulsione coulombiana tra le teste idrofile costituite dagli ioni di NaSal, realizzando una vera e propria catena, simile concettualmente alle catene di spin delle transizioni di fase. In effetti la matematica che alcuni utilizzano per studiare questi spaghetti non è molto differente da quella delle transizioni di fase, che per inciso è una matematica molto potente e usata nei campi più disparati (come la finanza, o almeno qualche fisico prova a usarla in quel campo). ((Sezione basata su Come funziona un impianto anti-incendio?.))
La recensione completa del numero verrà pubblicata domenica su DropSea
