Quest’oggi voglio concedermi una pausa dai riferimenti fumettistici per dedicare un po’ di tempo alla pellicola di Andy Muschietti con Ezra Miller nei panni di Barry Allen. Non voglio, però, fornirvi un punto di vista obiettivo: non è mia intenzione realizzare una vera e propria recensione, ma quello che state per leggere è il punto di vista di un fisico, ma anche di un fan del personaggio.
Da quest’ultimo punto di vista, il personaggio mi ha convinto molto di più della sua precedente apparizione in Justice League, sia la versione uscita al cinema, ma anche la Extended edition di Snyder. E questo nonostante le mie personali perplessità sull’attore scelto. C’è comunque qualcosa che mi ha disturbato un po’ in questa versione cinematografica, e che forse è stata ispirata proprio da Miller: il disordine di Barry, che invece è un personaggio decisamente molto ordinato, forse in perenne ritardo, ma molto ordinato.
Passiamo al film. Come scritto, vorrei fornirvi il punto di vista del fisico, perché con un film di questo genere è difficile staccarlo da quello del semplice spettatore. Ovviamente la scena iniziale presenta tutta una serie di riferimenti che abbiamo già approfondito in Correre in verticale. In questo caso la parte aggiuntiva, che effettivamente anche nei fumetti è stata perfezionata solo decenni dopo i fumetti lì presi in esame, è la necessità di Flash di reintegrare la grande quantità di energia consumata muovendosi a supervelocità. La scena, poi, molto gustosa, fa pensare a qualcuno impegnato a costruire una macchina di Goldberg, uno di quei complessi macchinari che hanno lo scopo di portare a termine un’operazione semplice e banale come, per esempio, sollevare una tazzina di caffè.
Il cuore del film, però, sta proprio in quanto accennato nel titolo: uno dei problemi per cui i viaggi nel tempo risultano quanto meno complicati sta proprio nelle modifiche che il viaggiatore potrebbe apportare in un tempo non suo, soprattutto se il viaggio avviene nel passato. A risolvere il problema dal punto di vista strettamente scientifico arrivano David Deutsch che nel 1991 propone dei loop temporali quantistici, e successivamente Seth Lloyd che, a partire da questa proposta, conclude che il viaggio del tempo in questo caso sarebbe possibile, perché il viaggiatore arriverebbe in un altro universo. Lo stesso Lloyd ha anche sviluppato una proposta alternativa basata sul teletrasporto quantistico, ma ha così commentato:
Non ho idea di quale sia il modello realmente corretto. Probabilmente sono entrambi sbagliati.
A parte il commento finale di Lloyd, che in qualche modo è condivisibile, queste sono sostanzialmente le basi scientifiche di quanto narrato in Flash di Muschietti.
Detto ciò, considerando i molti camei presenti nel film provenienti da altre Terre, un po’ come nel Crisi sulle Terre infinite televisivo, c’è da dire che per fortuna gli autori non hanno spinto sull’acceleratore dei viaggi nel tempo, cosa che sarebbe stato anche plausibile attendersi.
Nel complesso, nonostante sia stato uno spettatore uscito contento dalla visione della pellicola, mi rendo anche conto del suo difetto principale: riferirsi a una serie di altre pellicole che, sostanzialmente, non lasceranno alcuna eredità e con le quali, in qualche modo, Flash prova a chiudere i conti. Certo questi riferimenti sono in qualche modo marginali, ma sono comunque presenti nella mente di chi approccia il film conoscendo il pregresso, cosa che, per assurdo, lo rende perfetto per chi, invece, di questo universo cinematografico ha visto poco o nulla.