

Me lo ha chiesto Mauro Marcheselli. Sono stato uno dei primi a essere contattato. Ho risposto “ci sto” senza esitazioni.
La storia disegnata da Brindisi è quindi un tuo vecchio “spunto” nel cassetto oppure l’hai partorita per l’occasione?
Ho cercato in quel “cassetto”, ma non ho trovato niente che rispondesse in pieno alle linee guida della collana. Ho partorito per l’occasione.

Come nasce un’idea? Da dove vengono le idee? È lo scrittore che trova le idee o succede il contrario? Scrivo da molti anni, ma non ho ancora le risposte. Perché l’India coloniale? Forse, perché l’India del XIX secolo è uno dei luoghi dell’avventura per eccellenza. La mia generazione è cresciuta a pane e Salgari. Thugs, bramini dell’Assam, tigri del Bengala, pirati malesi. Che meraviglia. 
Abbiamo pubblicato, grazie alla gentile concessione dell’editore, alcune tavole in anteprima con la tua sceneggiatura a fronte. Tu che tavola avresti suggerito, perchè particolarmente importante…
La numero 23: è il momento decisivo. Il Sepoy ribelle fa un passo avanti. Rifiuta l’esecuzione di un ordine. Supera la linea di discrimine tra disciplina e ribellione. Non è possibile tornare indietro.

Le vicende personali di Jim ed Elisabeth si intrecciano con il fatto storico e formano un tutt’uno.
La vicenda per le prime circa ottanta pagine si svolge quasi in tempo reale e narra appunto una quasi normale storia di un amore ostacolato dagli eventi. Poi subentra la “Storia” e lì la narrazione si fa più “impegnativa”. Che riferimenti hai cercato e spulciato per questa parte del volume?
Difficile rispondere a una domanda di cui non si condivide l’impostazione. Gli aspetti più interessanti della storia della rivolta dei Sepoy stanno nelle ragioni che l’hanno provocata. Erano soldati dell’esercito inglese che si sono sollevati. Perché? Di questo si parla nelle prime ottanta pagine. Di un conflitto tra due civiltà di cui Jim, figlio dell’una e dell’altra, rappresenta l’impossibile sintesi.

Ho letto libri e riviste di storia. Non c’è molto in italiano. Per fortuna esiste Amazon. Il difficile, quando si scrive di storia, è ricreare un mondo che il lettore possa trovare credibile. In quali ambienti si muovono i personaggi? Che cosa dicono? Quale linguaggio usano? Quali sono gli usi quotidiani? E l’abbigliamento? La lettura è fluida solo se questo tipo di domande trova una risposta. Ma, per trovarla, c’è da fare un lavoro enorme. Enorme. Non sono mai stato in India. 
Da quanto tempo non sceneggiavi scene di battaglie, combattimenti all’arma bianca… scontri a fuoco? come ti ci sei (ri?)trovato a farlo?
In una sceneggiatura, le scene d’azione e di battaglia sono le meno problematiche. Se hai buone basi tecniche e puoi contare su un disegnatore come Brindisi, il gioco è facile. La parte dialogata è sempre la più difficile. Se sbagli i dialoghi i personaggi non funzionano. La storia non funziona.
Come è andata la collaborazione con Bruno? Lo hai monitorato passo passo o l’amicizia e stima di lunghissima data ti ha lasciato dormire i cosiddetti sonni tranquilli?
Non mi poteva capitare di meglio. Bruno è un grande amico e un grande artista. Mediocre giocatore di poker, ma disegnatore eccezionale. Non semplice esecutore, ma interprete attento e critico, che aggiunge e non toglie.

Altre due storie nella “storia”, per il momento. La prima è una spy-story, ambientata ai tempi dell’assedio di Siracusa (anno 415 a.C.). La seconda racconta le vicende di un cacciatore di taglie nell’Italia del primo 600. La preda ha un nome illustre: Michelangelo Merisi da Caravaggio.

Letti e amati i primi due. Lo dico non da addetto ai lavori, ma da lettore. L’avventura editoriale è straordinaria. Le Storie sono un prodotto colto e maturo. Al di là del successo commerciale, potrebbero rappresentare il punto di arrivo del fumetto italiano, della sua straordinaria storia e dell’evoluzione del suo linguaggio. Nello stesso tempo, il punto di partenza per nuove esperienze.
Qui potete trovare alcune tavole con a fronte la sceneggiatura originale dell’albo
