Asterios Polyp è il frutto di una lunga gestazione da parte di David Mazzucchelli; a differenza di celebri graphic novel del passato recente, la cui lavorazione si è protratta per alcuni anni attraverso pubblicazioni a capitoli, come successo con opere come Jimmy Corrigan, Black Hole e molti altri, questi nasce direttamente come opera compiuta in volume.
Mazzucchelli già da diverso tempo non era visibilmente attivo nel mondo del fumetto, dopo aver influenzato il medium a più riprese, in due ambiti diversi e in modi assai diversi tra loro; mostrando nuove prospettive (in senso lato ma non solo) per approcciarsi al mondo dei supereroi; mostrando con i suoi racconti brevi un tipo di introspezione personalissima e molto trasversale; infine, con l’adattamento a fumetti di Città di Vetro del romanziere Paul Auster, unendo in modo più che mai coerente il mondo del fumetto e quello della narrativa in prosa.
Forse è proprio grazie al lavoro su Città di Vetro (un romanzo che fonde generi narrativi diversi e riflette sui linguaggi) che Mazzucchelli riesce a unire in Asterios Polyp disparate influenze che vanno dalla narrativa, al fumetto, al cinema, tutte all’interno di una creazione artistica dalla coesione unica.

Asterios Polyp è un racconto americano nella tradizione più positiva, quella del riscatto e della possibilità che si trova sempre dietro l’angolo. Anche se, ad oggi, non ci si può esentare da mantenere un filo di realismo e disillusione. E allora ci si ricorda – specialmente nel finale – che tutto è governato dal caso e che Asterios è solo metafora di ambiguità e dualismo, con un nome dal valore profetico, vittima casuale di un evento che qui è meglio non svelare. Proprio come accade nei romanzi di Paul Auster – al quale concettualmente Mazzucchelli appare assai debitore – nei quali è costante l’indagine e la scoperta degli incroci che casualmente segnano il destino dell’uomo.

L’arte di Mazzucchelli, rafforzando l’idea di dualismi, intrecci e casualità, appare a prima vista spiazzante per come alterna i colori, evita gabbie e poi se ne riappropria. Con fare nient’affatto rassicurante (perché unico e mai così efficace), Mazzucchelli riesce ad avere uno sguardo completo e unificante su tutto il fumetto e sulla sua storia. Ricevendo in egual misura insegnamento da Eisner, con tavole fluide e prive di griglia, e addirittura da certa sensibilità grafica orientale – dopo anni di personalissimo studio del fumetto giapponese già testimoniato in precedenti racconti brevi – dimostrata dalla plasticità delle sue figure e dei suoi volti. Il libro intero rimane in ogni suo dettaglio un progetto e un’opera complessa, stratificata, nella quale ogni elemento è parte fondante di un’architettura solida ma anche delicata – il protagonista stesso è un architetto, uomo alla ricerca di un ordine esteriore e interiore sempre teorico e mai raggiunto oggettivamente.
L’edizione Coconino ha il merito, obbligato e dovuto, di aver rispettato praticamente ognuno di questi dettagli, con una veste grafica identica all’originale e diversa dalla solita a cui è abituato l’editore bolognese, un lettering a mano degno di nota, che rispetta lo stile dell’autore, e la traduzione affidata al giovane scrittore Francesco Pacifico.
In definitiva una pietra miliare del fumetto contemporaneo, un’opera con la quale confrontarsi come lettori, e con la quale probabilmente dovranno necessariamente confrontarsi buona parte dei fumettisti in futuro.
Abbiamo parlato di:
Asterio Polyp
David Mazzucchelli
Traduzione di Francesco Pacifico
Coconino Press, 2011
344 pagine, cartonato, colore – 29,00€
ISBN: 9788876181733




