Questo Come Un Cane, ultima fatica di Alex Crippa ed Alberto Ponticelli, è un fumetto dalle caratteristiche decisamente interessanti. 
Ma passiamo alla storia: la sceneggiatura sviluppata da Crippa è, forse, una delle migliori proposteci in Italia da questo autore. Restano da capire bene certi passaggi del finale in cui il patto di complicità col lettore è, forse, spinto un po’ all’eccesso; ciononostante la sensazione è di una storia solida in cui gli avvenimenti si dipanano in crescendo, trascinando il lettore attraverso le vicende di un protagonista che combatte per la sua affermazione, ma anche per la sua liberazione. Liberazione da una condizione sociale infima, da una famiglia inesistente e dal pregiudizio verso la propria diversità. Ecco, questo è l’altro aspetto del racconto: la diversità e la dimostrazione che tale diversità è puramente estetica, di forma. “Il mondo vede cosa sei. Tu fagli vedere chi sei“: questa frase può essere considerata emblematica di tutto il volume. Non a caso il nome originario doveva essere “Il Monco” (poi relegato a titolo del secondo capitolo): il nostro protagonista è un monco, un diverso in un mondo in cui bisogna sgomitare per tirarsi fuori dal pantano in cui la maggior parte resta invischiata. Ed è proprio questa sua diversità e la rabbia per l’episodio che l’ha creata a diventare, nel corso della storia, la sua arma vincente. è interessante il modo in cui l’autore ribalta il concetto di diversità, trasformandolo da elemento di emarginazione e vergogna sociale in caratteristica peculiare e distintiva da mettere in mostra, quasi per distrarre l’attenzione, focalizzandola, appunto, su un elemento secondario come la mancanza della mano.
C’é poi, come abbiamo detto, la lotta per l’emancipazione. Ma non una lotta figurata o metaforica: qui i calci ed i pugni si tirano per davvero. Come dei cani randagi (non a caso titolo del primo capitolo) che si contendono un pezzo di carne, i personaggi sono tesi alla rivalsa attraverso lo scontro fisico. Non è una novità che le arti da combattimento siano un’ottima occasione di riscatto sociale, la storia della “nobile arte” straripa di esempi in tale direzione. L’aver utilizzato il Vale Tudo invece della boxe è solo un espediente, dettato certamente dagli interessi privati degli autori e, forse, da necessità di ambientazione.
Ecco quindi che le componenti base del racconto, diversità e rabbia combattiva, si mescolano aiutando il protagonista a raggiungere un minimo di pace interiore, anche a costo di sacrificare qualsiasi cosa e qualsiasi persona gli si pari davanti, sino a riacquistare coscienza di sé stesso dopo innumerevoli battaglie e sconfitte.
Dal punto di vista grafico Ponticelli fa un buon lavoro. Questo è, per lui, il ritorno alle storie di ampio respiro e, se si escludono partecipazioni in alcune antologie, anche il ritorno in Italia con una storia completa, dopo qualche tempo.
La qualità generale dei disegni è alta e anche se ci sono, è vero, delle tavole leggermente sotto tono, il talento dell’autore milanese lo si nota tutto, particolarmente nelle scene in cui il pathos e l’adrenalina la fanno da padrone. La carica che Ponticelli riversa nelle scene di particolare intensità è coinvolgente (cosa non semplice) e rivela un’attenzione, quasi una partecipazione, notevole. E di partecipazione credo si possa parlare in particolar modo nelle scene di combattimento, visto il legame del nostro con le arti marziali. Le scene sono calibrate e perfettamente inquadrate. Inoltre niente combattimenti impossibili qui, niente acrobazie che si spingono oltre le leggi di gravità: i colpi sono reali e fanno male; nessuno riceve un calcio e si rialza come uno Steven Seagal qualsiasi. Quest’aspetto rende molto più coinvolgente una lettura che, come detto, risulta molto fluente.
Quindi un buon volume cui si augura il meritato successo.
Riferimenti
Il blog di Alberto Ponticelli: www.albertoponticelli.com
Edizioni BD: www.edizionibd.it
Intervista agli autori
