
Paola Barbato scrive un albo volutamente leggero, quasi una commedia nera, con una discreta dose di splatter in cui non mancano un paio di strizzatine d’occhio al lettore. La prima, e più evidente, è la battuta di Jenkins a pag. 4 “credevo avessimo smesso di darci del voi”, palese riferimento alla decisione di eliminare l’uso del “voi” nel nuovo corso di Dylan Dog. La seconda è a pag. 5 “nessuna concessione al sentimentalismo”: la Barbato infatti è la scrittrice di Dyd che più si sofferma sul lato emotivo dei protagonisti. Stavolta, sebbene il rapporto padre/figlio tra Dylan e Bloch sia gestito come al solito in maniera ineccepibile, la scrittrice milanese preferisce pigiare l’acceleratore del ritmo, imbastendo una sceneggiatura brillante e mai noiosa.
Dal canto suo Bruno Brindisi disegna il tutto con la solita professionalità e senza mai distaccarsi, se non una volta nel finale, dal canone e dalla classica gabbia bonelliana. La recitazione dei personaggi sembra un po’ forzata in alcune occasioni. In definitiva un albo senza troppe pretese ma solido e che riserva un paio di sorprese più o meno imprevedibili, e nel quale si continua la costruzione di un nuovo cast di nemici ricorrenti con il ritorno di due personaggi già visti in passato.
Abbiamo parlato di:
Dylan Dog #349- La morta non dimentica
Paola Barbato, Bruno Brindisi
Sergio Bonelli Editore, settembre 2015
98 pagine, brossurato, bianco e nero – € 3,20
ISSN: 977112158000950349








