
Il volume rappresenta, prima di tutto, il viaggio di formazione di Abel. Il ragazzo, infatti, plasma sé stesso attorno agli altri protagonisti che entrano piano piano nella sua vita, in particolar modo Rebecca – proprietaria del bordello “Pillar to post” – e il capitano della marina Nathan MacLeod, che lo prende sotto la sua ala: sono loro a guidarlo verso una serie di iniziazioni che gli permettono di crescere e comprendere sé stesso e il suo ruolo nel mondo. I riti iniziatici e la presa di coscienza del protagonista non sono narrati in maniera frenetica ma, al contrario, permettono al lettore di assimilare pagina dopo pagina le nuove rivelazioni e di osservare come gradualmente Abel e gli altri personaggi, interagendo, prendano consapevolezza, cambino e acquistino spessore.

Il giovane Abel apprende così, grazie a Rebecca e alle letture intraprese insieme a lei, nozioni importanti per il suo futuro: dalla Bibbia agli scritti dei romantici inglesi, ogni libro contribuisce a formare il ragazzo e a prepararlo per gli eventi futuri. È l’espressione più pura del concetto «Io sono ciò che leggo», che viene riversato/sviluppato nella lunga scena chiave legata a La ballata di Coleridge: in questa sequenza, se da un lato si assiste alla presa di coscienza del protagonista e a uno dei momenti-rivelazione del fumetto, dall’altro si coglie nella figura del marinaio costretto da una maledizione a narrare la sua storia, la riproposizione della necessità di raccontare qualcosa di profondamente viscerale, manifestata dagli autori nella nostra intervista di prossima pubblicazione.
Tali scelte fanno sì che il volume risulti emozionante, anche perché contribuiscono a caratterizzare in modo approfondito e raffinato i protagonisti. Rebecca, per esempio, comunica al lettore la propria complessità caratteriale e malinconica attraverso la sua decodifica del mondo tramite racconti e poesie.

La malinconia, del resto, è un tratto distintivo di Il porto proibito: la scrittura di Teresa Radice però non “grida” questa sensazione, ne fa bensì un uso molto più sottile e delicato, rendendola forza riflessiva per apprezzare e capire il mondo. È uno dei concetti chiave del fumetto: assaporare al meglio la vita, sfruttando la massimo ogni singola occasione che essa ci offre.

I volti dei personaggi ricordano infatti la precedente opera della coppia di autori, quel Viola giramondo che ha rappresentato l’esordio Radice/Turconi fuori dal fumetto Disney. Se il tratto a matita offre linee più sfumate e un feeling estetico leggermente diverso, più maturo e ricercato, si può tuttavia notare una continuità stilistica che in fondo parte dalle storie disegnate negli ultimi anni per Topolino: le pose di alcuni personaggi, la loro presenza scenica, la cura per gli sfondi e le ambientazioni sono tutti caratteri che il disegnatore ha sfoggiato anche nelle storie di Paperi e Topi e che qui ritroviamo valorizzati dal più raffinato bianco e nero, che esalta ogni singolo tratto.

Non si possono dimenticare, infine, le imponenti splash-pages in cui compaiono maestosi velieri, rappresentati con perizia in ogni dettaglio, che offrono alcune delle scene più mozzafiato del libro e testimoniano il grande lavoro di ricerca e studio intrapreso da Turconi per realizzare Il porto proibito, un lavoro di ricerca che del resto ha visto in prima linea anche la Radice per quanto riguarda la raccolta di dati storici utili a connotare nel modo più corretto il racconto.
Unica nota negativa, dal punto di vista estetico, riguarda il lettering dei ballon: le scritte appaiono troppo fredde rispetto al calore delle tavole, e la differenza con la grafia dei canti presenti in alcune scene ne fa risaltare ulteriormente l’artificiosità.
Il porto proibito è una graphic novel ricca e riuscita, in cui temi spesso presenti nella stessa letteratura romantica vengono rielaborati in maniera coinvolgente e non banale, trascinando il lettore nel bel mezzo delle leggende marinaresche e permettendogli contemporaneamente di riflettere sulla vacuità della vita e sul bisogno di vivere con intensità ogni giorno che passa.
Abbiamo parlato di:
Il porto proibito
Teresa Radice, Stefano Turconi
BAO Publishing, maggio 2015
312 pagine, cartonato, bianco e nero – 21,00 €
ISBN: 9 788865 432990










bella storia disegnata magnificamente, un unico appunto le dimensioni, sono veramente minime fanno perdere tutti i dettagli dei disegni, dovrebbero essere almeno di un terzo più grandi, neanche tex ha le tavole così piccole, spiace perchè il tratto di turconi avrebbe bisogno di più spazio, non ha niente di meno come esempio ad un fumetto di gipi che viene pubblicato, vedi l’ultimo una storia, con delle tavole ampie dove l’occhio del lettore può godere del disegno, strano che una casa editrice esperta come bao non l’abbia capito, speriamo in una riedizione magari non in cartonato, che col fumetto c’entra poco più grande, saluti Roberto